VITA INSIEME - APRILE 2003
BUONI
PROPOSITI E PROMESSE MANCATE
In occasione dei preparativi della II Conferenza
Nazionale sulle Politiche della Disabilità, programmata a Bari per i giorni 14,
15 e 16 febbraio 2003, le associazioni baresi si
sono incontrate per fare il punto della
situazione e discutere delle problematiche di interesse comune.
Da tempo si avvertiva la necessità di ridare
nuovo impulso alla base, in un frangente in cui la Consulta cittadina
dell'handicap vive una fase di stallo, anche a causa delle procedure di
modifica del regolamento interno.
Per questo motivo, si è pensato di organizzare
una conferenza stampa proprio alla vigilia dell'inaugurazione
della conferenza nazionale, con il proposito
di intervenire in anticipo nel dibattito che ne sarebbe scaturito, considerando
il minimo spazio riservato in quella sede al confronto delle idee e delle
esperienze locali.
Così, in un'affollata sala del centro
direzionale della Fiera del Levante, alla presenza di numerosi giornalisti e degli
Assessori del comune di Bari Melchiorre (Politiche Sociali) e Roca (Mobilità),
lo scorso 13 febbraio le organizzazioni baresi hanno presentato un documento
unitario contenente in sintesi le questioni
più urgenti e di stretta attualità.
Partendo dalle questioni locali, è stata
evidenziata la necessità di un maggiore coinvolgimento della Consulta cittadina
per l'handicap nelle politiche sociali, al fine di
programmare e attuare in modo più efficace gli
interventi sul territorio.
Soprattutto, è stato suggerito di prevedere
nel bilancio comunale una chiara ripartizione dei fondi destinati alle
politiche sociali, con l'indicazione della quota da destinare al settore in
base al numero delle persone con disabilità, tenuto conto che la Legge
Finanziaria del 2003 ha ridotto e
accorpato i fondi trasferiti agli enti locali.
Per quanto riguarda le questioni di rilevanza
nazionale, le organizzazioni baresi hanno lanciato un forte grido d'allarme per
le scarse risorse destinate dalla finanziaria ‘03 alle politiche sociali. E'
stato chiesto, nello specifico, di rifinanziare la legge 162/98 sull'assistenza
domiciliare, la legge 13/89 sull'abbattimento delle barriere architettoniche
negli edifici privati e, soprattutto, la legge 388/2000 sulla istituzione delle
casefamiglia per i disabili in situazione di gravità.
L'incontro con la stampa e le emittenti locali
ha indubbiamente rappresentato un forte momento di intesa ed unità, dimostrando
in concreto la fattibilità di una collaborazione tra le diverse associazioni
esistenti sul territorio, soprattutto se lo scopo è quello di favorire le
condizioni per svolgere in modo più adeguato ed efficace il ruolo di ciascuno.
Da parte loro, gli Assessori Melchiorre e Roca
hanno assicurato maggiore attenzione dell'amministrazione
cittadina alle problematiche dell'handicap,
promettendo un fattivo coinvolgimento delle stesse associazioni nella
progettazione degli interventi in favore delle persone con
disabilità.
Peccato, però, che il giorno in cui venivano
pronunciate queste parole, sul maggior quotidiano locale veniva pubblicato un
articolo in cui lo stesso Assessore Melchiorre
annunciava soddis fatto la definizione di una
convenzione, con cui il comune di Bari concedeva ad un'associazione
cittadina di volontariato (guarda caso,
l'unica a non aver sottoscritto il documento presentato alla conferenza stampa
dalle altre associazioni...) l'uso della ex scuola prefabbricata Re David, per
la creazione di un centro polifunzionale per disabili.
Ora, a parte la sospetta coincidenza della
diffusione di tale notizia con l'inizio della conferenza nazionale, così
evidente da non poterla non considerare pura propaganda politica, il dato più
sconfortante è che ancora una volta l'amministrazione comunale di Bari si è
mostrata assolutamente incapace di confrontarsi con la base e
di coinvolgere, in un progetto riguardante la
collettività, tutte quelle realtà che concretamente operano nel settore della
disabilità, preferendo invece la contrattazione diretta e privata con chi le
sembra più congeniale.
Il tutto, alla faccia delle belle promesse di
collegialità e compartecipazione degli Assessori di turno.
Giuseppe
Muolo
COSA C’ENTRA DIO CON LA GUERRA
Allo scoppio delle ostilità, al tanto temuto
inizio della guerra in Iraq, con i bombardamenti definiti “chirurgici” nella
zona est di Bagdad, non sono mancati i commenti immediati dei capi delle
nazioni in lotta. Un discorso ufficiale di Bush al popolo americano,
sicuramente già pronto da diversi giorni; una risposta del raís al primo
attacco degli USA, diffusa mediante la TV irachena e subito ripresa dalla CNN.
Ebbene, tanta meraviglia nel sentire che l’uno e l’altro in definitiva si
appellavano alle stesse irrinunciabili prerogative della povera gente,
coinvolta in una guerra detestabile: il coraggio nell’animo, la vittoria
sicuramente a portata di mano e soprattutto la benedizione divina.
Proprio così: la benedizione dell’Altissimo su
chi imbraccia le armi, su quanti ricevono o sganciano bombe, su quelli che
fanno partire i missili Cruise verso le grandi città.
Così Saddam: «Sguainate le vostre spade,
premete il grilletto, chiedete l’aiuto di Dio: il nemico può essere sconfitto;
il sacrificio di quest’ora è per i valori del Paese, per la religione, per i
figli». E gli fa eco la preghiera del figlio: «Dio ci protegga
dall’aggressore». Bush, ugualmente, dall’altra parte della trincea: «È solo
l’inizio: vinceremo. Dio benedica le vostre famiglie, il vostro impegno».
Del resto su tutte le banconote di colore
verde, i dollari, e sui sottomultipli in metallo si può leggere l’espressione:
«Noi confidiamo in Dio». Mi sovviene per un momento la
confidenza cristiana nell’abbondanza della
misericordia divina («Gesù, confido in te!»), sentimento così distante dalla
costituzione dell’Unione di ieri e dall’atteggiamento degli americani di oggi.
Un’eterna
lotta interiore. Non siamo della generazione che ha vissuto la Seconda Guerra
mondiale, come il Santo Padre ha detto di se stesso, ma ci spaventa ugualmente
il modo in cui i conflitti vengono gestiti, interpretati e proposti dai media.
Ci fa rabbrividire specialmente l’ideologia che vorrebbe sostenerli dall’una e
dall’altra parte.
Chiamare in causa Dio e i favori celesti per
gratificare e rinforzare gli eserciti, che si sono armati sin dai mesi passati,
significa voler necessariamente battezzare una politica distruttiva, uno
strumento – la guerra - che tutti sentono come originata dal male. Un
principio, questo, che già dentro ciascuno di noi crea divisione, costruisce
muri e
barriere, si oppone immancabilmente e
strenuamente al principio del bene.
Come l’Apostolo bene evidenzia: «Io non compio
il bene che voglio, ma faccio il male che non voglio. Ogni volta che voglio
fare il bene, trovo in me soltanto la capacità di fare il male» (Rm 7,19.21).
Noi non siamo testimoni della ferocia e della
barbarie che hanno insanguinato il mondo intero nel secolo appena passato, ma i
libri di storia, i racconti dei nostri genitori, le
ferite ancora aperte sono per noi sommamente
credibili e parlano di un’assurdità troppo presto dimenticata. Lezioni ad alto
contenuto di verità, testimonianze che fanno venire i brividi, piaghe che
provocano effusione di sangue e di lacrime. E Dio cosa c’entra?
Una
nuova legge. Noi siamo invece di quella generazione che è turbata dalla
semplice e strana espressione biblica «Dio degli eserciti». Abbiamo bisogno di
ritradurla, puntualizzarne i contenuti, lo sfondo e l’ambiente in cui si è
originata. Perché mai Dio potrà essere dalla parte di coloro che scatenano
guerre. Mai egli verrà a contemplare panorami di violenza, a proteggere un
Paese e distogliere il
suo sguardo da un altro. Siamo di quella
generazione che ha riflettuto sulle crociate, su ogni guerra cosiddetta
“santa”, combattuta in nome del Dio tre volte santo. E si è
vergognata
di quelle spedizioni militari. Dio non poteva neppure dall’alto benedire i
conquistadores, una croce piantata là dove gli dei e le dee del Nuovo
Continente da secoli già parlavano di concordia e di pace.
Avventurieri ce ne sono stati e ce ne saranno
ancora. Le immagini dell’Iraq liberato non ci facciano dimenticare lo
sguardo perso dei suoi bambini, vittime della
guerra in corso così come di un embargo, che tanto è durato e tanta innocenza
ha colpito. «Le cose esistono secondo contesa e
necessità. La guerra è insieme madre e regina
di tutte le cose». Non possiamo accettare questo modo di pensare presocratico.
Ci sposterebbe troppo indietro nella storia del
pensiero occidentale, troppo in basso rispetto
al livello altissimo della dignità di ogni essere umano. La legge del divenire,
così tristemente fotografata da Eraclito, ha conosciuto per compiacimento di
Dio un’altra verità, quella che passa attraverso la bella notizia di Cristo vera
pace. Dai tempi antichi noi pure chiamati a vivere la pienezza dei giorni,
quelli dell’amore verso i nemici.
8 marzo 2003
TESTAMENTO DI VITA LUCIDA
Carissima Mamma hai raggiunto il Padre Eterno finendo
di soffrire e lasciando a ognuno di noi la Pace consolatoria nei cuori. Se
salita al Cielo durante la Quaresima poiché contemplasti il volto di Gesù
amorevole: come i giorni seguono le notti, così susseguono dolori, pensieri,
parole, ricordi, insegnamenti tuoi di vita in rassegnazione “col passare dei
tempi”.
Stella fulgida del mattino fosti (forte Madre
Mia) passo dopo passo ti aspettava il Paradiso librando nella Gloria Divina.
Veglia oh fiore diletto sulla famiglia: addio
Mamma: t’ho voluto tanto bene, sono e sarò coraggiosa, forte quando mi abbatto,
me l’hai insegnato tu. “Il tuo primo grande amore”
continuerà a pregare per Te, sempre.
Tua figlia
Tina
DILETTANTI ALLO SBARAGLIO
La disamina sulla Conferenza inaugurale
dell’anno Europeo del disabile svoltasi a Bari a metà febbraio, è da svolgere
su due direttrici: una riguardante l’organizzazione, l’altra i contenuti.
Per quanto riguarda il primo aspetto, fin dal
momento dell’adesione ci si è trovati il dilemma se essa potesse essere
collettiva, una per ogni singola associazione partecipante, o individuale, che
è stata quella poi effettivamente utilizzata dagli organizzatori dell’evento,
provocando l’effetto di una dispersione fra elementi dello stesso gruppo, fra
chi si è trovato sotto al palco e chi è finito in un’altra sala a seguire i
lavori in videoconferenza.
La nota più stonata è stata comunque la
sistemazione delle sale dove si sono tenute le varie sessioni di lavoro,
praticamente attaccate fra loro, con il risultato di un’accavallarsi di voci e
applausi che ha suscitato l’ira dei presenti; una signora di Varese seduta
accanto a me quasi piangeva per le tante ore di viaggio inutilmente percorse,
mentre più in là demagogicamente un signore ben vestito dava la colpa al
Governo. Passando ai contenuti della Conferenza, si può riscontrare tanta buona
volontà, ma pochi risultati concreti, dovuti a mio parere alla scarsa
dimestichezza con il problema della disabilità da parte dei relatori.
Il primo giorno ha visto la consueta vetrina
di politici: il Ministro del Welfare Maroni ha promesso un capitolo apposito
sulla disabilità nel Libro Bianco sulla famiglia che sta elaborando; il
Presidente della Provincia di Bari Vernola si è impegnato in una maggiore
attenzione per l’applicazione della 68/99, legge sul collocamento obbligatorio,
il Ministro Buttiglione invece mentre parlava, si chiedeva come mai era lì.
Nella mattinata della seconda giornata, fra
gli interventi inutili tipo quello del rappresentante dell’ISTAT, ho apprezzato
il sottosegretario Grazia Sestini la quale ha messo in evidenza l’errata
visione che si ha dell’inserimento del lavoratore disabile, percepita
generalmente dalle imprese più come un obbligo e non come un’opportunità.
Nel pomeriggio ho partecipato alla sessione
sulle politiche del lavoro ed è proprio in questo ambito che la Conferenza ha
molto deluso; si sono alternati
rappresentanti che operano nel Terzo Settore
(cooperative sociali, ecc.), rappresentanti di Province che operano
direttamente o con finanziamenti all’inserimento lavorativo del disabile, ma è
mancato l’intervento proprio di coloro che il lavoro lo creano, nessuno della
confindustria, nessuno della confcommercio e soprattutto nessuno della
confartigianato.
Proprio con questi soggetti si doveva e poteva
interagire per studiare soluzioni, per creare un sistema duale di imprese e
istituzioni per la formazione professionale dei lavoratori disabili, come
avviene in altri Paesi dell’UE.
Dal punto di vista personale è comunque stata
un’esperienza positiva, sono entrato in contatto con altre realtà che non
conoscevo, come quella della Mason Perkins, un istituto per i non udenti di
Roma, con cui ho allacciato un rapporto di collaborazione e condivisione di
opinioni e idee.
Apertura della Conferenza Nazionale sulle
politiche della disabilità.
Primo giorno.
La pazza nave di "Vita insieme" è attraccata
al porto della Fiera del Levante per questo grande incontro nel quale si
discuterà di disabili.
Ecco il ministro Maroni che ci inizia a
sciroppare di tutto di più, ma cosa? Non si sa. Poi c'è la lunga fila delle
autorità locali, tra cui il Sindaco di Bari convinto che alcuni disabili si
sentano figli di un Dio minore: pura teologia o cosa? A dire il vero sembrava
più uno zappatore di rape.
L'intervento molto tecnico del presidente
della provincia di Bari, Marcello Vernola, ha lasciato tutti sconvolti: lui
destina i fondi, ma chissà poi come vengono gestiti. Quando si è presentato il
ministro Rocco Buttiglione, Giuseppe è stato preso da un impeto: infatti,
mentre questo asseriva di ripudiare la guerra, il buon Piscopone ha urlato
"bugiardo". Io (Antonio), da bravo assistente, l'ho fatto risedere
tirandolo per la maglietta. L'impegno profuso nel metterlo a tacere non ha
minimamente calmato Giuseppe, il quale si è subito rialzato ed ha continuato a
gridare interrompendo per qualche secondo il Buttiglione. Ma la conquista più
grande è stata quella di farci pagare da mangiare dallo Stato: e qui ci siamo
dati da fare alla grande.
E, mentre gli altri hanno spiluccato qualcosa,
noi e Giuseppe Muolo abbiamo degustato un bel piatto di pasta al forno, il buon
vino e il dolce.
Secondo giorno.
E' giunto il famoso momento dei gruppi di
lavoro. E qui fiumane di gente, come pastori durante la transumanza, si
spostavano da una parte all'altra perchè i gruppi erano troppo vicini tra loro
e il volume alto di un oratore ostacolava l'altro. Noi abbiamo partecipato al
gruppo della scuola e, accortici che non si era parlato di università, abbiamo
preso per capelli Michelangelo e ci siamo avvicinati al relatore esponendogli i
nostri problemi. Giuseppe da provetto pilota ha collaudato una carrozzina a
motore. Benchè avesse una mole imponente, il veicolo ha retto: la carrozzina
scattava alla grande. Dopo la cena (abbondante) ci siamo ritirati sotto
coperta. Questa di sicuro è una cosa da tra mandare ai posteri sino alla settima
generazione.
Terzo giorno.
Giuseppe è rimasto da solo ad attendere che lo
venissero a prendere: io, anche se ufficialmente in malattia, ero stanco perchè
avevo fatto una serata. La conclusione dei lavori è stata interessante, ci sono
state esperienze di disabili che hanno esposto i loro problemi e parlato delle
loro conquiste. Giuseppe verso l’una è dipartito con Lia, mentre gli ultimi
politici argomentavano con alte capacità demagogiche.
Speriamo che queste tre giornate siano servite
a qualcosa e che si facciano passi importanti verso un inserimento sempre
maggiore dei disabili nella società. Da noi è tutto a voi la linea.
QUELLI CHE NON SANNO
Esperienze nate per caso e
proseguite per amore
Si è appena conclusa, per fortuna, la
settimana dell'Expolevante di fine marzo. Abbiamo deciso di partecipare, di
ripetere l'esperienza di dieci anni fa, consapevoli di poter contare su un
numero abbastanza ristretto di partecipanti, perché pensavamo che ne valesse la
pena. Abbiamo preparato manifesti, locandine, filmati, oggetti di artigianato,
tutto quello che potesse raccontare alla gente la nostra avventura, che dura
ormai da quindici anni. Abbiamo allestito il nostro stand e ci siamo piazzati
lì nonostante il freddo, aspettando quelli che sarebbero venuti a guardare le
nostre foto, ad ascoltare la nostra storia, forse a comprare i nostri oggetti.
Abbiamo aspettato a lungo
inutilmente, dicendoci che non eravamo in un
posto abbastanza visibile, perché nessuno si avvicinava. Secondo il nostro
stile, alla fine ci siamo avvicinati noi. Siamo andati incontro alla gente con
i nostri volantini, cercando di catturare uno sguardo interessato fra le
centinaia di facce annoiate e infreddolite che ci sono passate davanti.
"Si, l'ho già data l'offerta
ai paraplegici" ci ha risposto qualcuno.
Pochi euro in cambio di una coscienza
tranquilla, è un vero affare. Tanto per non creare equivoci, noi ovviamente non
chiedevamo soldi, ma (lo abbiamo messo addirittura per iscritto) solo qualche
minuto di attenzione. Molti non hanno resistito all'espressione tenera di
Robertino, e il volantino dell'associazione se lo sono preso sorridendo. Molti
altri se lo sono visto schiaffare in mano da Gino, hanno sorriso e ringraziato
e hanno proseguito per la loro strada. Qualcuno ha fatto finta di non vedere,
seccato dagli ennesimi "questuanti" che importunavano una tranquilla
passeggiata all'Expo: ognuno ci ha i suoi problemi... Chissà se nascerà
qualcosa da quella pioggia di volantini distribuiti, da quegli incontri mancati,
da quei tentativi di vincere l’indifferenza della gente.
La mia esperienza personale mi spinge ad
essere fiduciosa. Prima ero anch'io fra quelli che non sanno, fra quelli che
passano e dicono "poverini", fra quelli che non sanno cosa dire e
cosa fare davanti ad una persona in carrozzina. La vita è fatta di momenti e di
incontri, e a volte ti dà anche una seconda occasione. Ricordo bene il mio
primo incontro mancato: qualcuno mi portò ad una festa dell'UNITALSI quando
avevo sedici o diciassette anni. Mi ricordo di un certo Massimo e di un certo
Basilio che incontrai in quell'occasione e non rividi per quasi vent'anni. E
ricordo che ad un certo punto mi trovai da sola con una ragazza in carrozzina.
Era una bella ragazza ben truccata dallo sguardo intenso. Però in carrozzina.
Mi resi conto che senza l'appoggio dei miei amici, di quelli che mi avevano
portato lì, non sapevo cosa dire e cosa fare. Non sapevo nemmeno sostenere lo
sguardo di quella ragazza.
Appena ne ebbi l'occasione mi defilai da
quella situazione imbarazzante, ma ho ripensato molte volte a quell'incontro e
a come avrebbe potuto essere diverso se io fossi stata diversa, meno
handicappata.
Tanti anni e tante esperienze dopo, quella
ragazza l'ho incontrata un'altra volta. Me l'ha presentata un'amica, ma io
l'avevo riconosciuta dallo sguardo prima ancora di sentire il suo nome. Sono
stata a casa sua, ho conosciuto suo marito e ho tenuto in braccio sua figlia.
Mentre parlavo con lei, mi rendevo conto che quell'incontro di tanti anni
prima, che avevo considerato un grande fallimento personale, era stato in
realtà come un piccolo seme.
In questi giorni è in uscita un film che si
chiama "Piovono mucche". E' una storia vera raccontata da un
obiettore di coscienza, Luca Vendruscolo, che viene "costretto" dagli
obblighi di leva a lavorare per un anno nella comunità di Capodarco di Roma. Un
incontro forzato che lo ha cambiato per sempre, che lo ha intimamente
coinvolto. Il titolo del film è la risposta di una ragazza schizofrenica della
comunità ad uno degli obiettori che le aveva chiesto che tempo facesse. Presto
diventò un'espressione gergale che identificava un momento particolarmente
difficile. Il gruppetto di obiettori strinse con i disabili legami fortissimi,
tanto da riuscire a distanza di anni a realizzare un film in cui ciascuno,
disabile e non, interpreta se stesso per raccontare una storia di vita.
L'intento di questo film è quello di estendere l'esperienza degli
obiettori anche a chi non ha avuto ancora
un'occasione di incontro e di confronto, a chi ancora non ha capito che
"il mondo dell'handicap" non è su un altro pianeta ma è lo stesso
mondo dove viviamo noi tutti i giorni. Un interprete del film, un ragazzo
spastico che vive ancora nella comunità di Capodarco, ha dichiarato in un'intervista:
"Sono in tanti ad aver paura di chi vive in carrozzina: paura di queste
ruote che stanno sempre in mezzo, che impongono spazi più ampi. Credo sia il
timore di un rapporto che richiede un
impegno maggiore. Un rapporto che ad alcuni
suscita sensi di colpa; ad altri addirittura il terrore del contagio. Per
questo ho accettato di interpretare Piovono mucche,spero che conoscere i
disabili plachi lapaura."
Luca Vendruscolo ha presentato il suo film a
Bari nel corso della Conferenza
Nazionale sulle politiche della disabilità.
Abbiamo avuto occasione di sentire dalla sua voce il racconto della sua
straordinaria esperienza a Capodarco, nata per caso, anzi per forza, e
proseguita per amore.
Tornando al nostro piccolo, alla nostra
delusione per l'Expo: noi forse non sapremo mai se abbiamo toccato il cuore di
qualcuno, forse nessuno verrà in via Mameli perchè ha letto il nostro
volantino.
Però non è stato tutto inutile. Noi abbiamo
gettato dei semi.
PARAPÀÀÀÀ-PARAPÀÀÀÀ!
E’ proprio il caso di dire: “Squillino le
trombe, rullino i tamburi! E la festa abbia inizio!”. Ebbene sì, cari amici,
l’Associazione ne ha tirata fuori un’altra
delle sue, questa è stata la volta di un
complesso rithm&blues che ha animato la tradizionale festa di carnevale
scatenatasi Domenica 2 Marzo al Prater Club in quel di Ceglie del Campo! Ancora
una volta la novità è stata accolta con grande entusiasmo dai partecipanti
rimasti abbagliati dal luccichio di trombe, sax e tromboni e ammaliati dalla
magica voce della cantante, unica e ammirata presenza femminile del folto
gruppo di giovani musicisti. L’idea è partita dalla nostra strepitosa
presidente che, oltre ad avere tanti ottimi attributi, ha evidentemente
altrettanti ottimi nipoti, rappresentati questa volta da Alessandro e dalla sua
SHAKEN BLUES BAND.
La serata è cominciata così sotto i migliori
auspici, ma ancora tanto doveva
succedere…
Abbiamo detto che si trattava di una festa di
carnevale, di conseguenza il vestito in maschera era fortemente consigliato e
una buona parte dei soci non ha disatteso le aspettative, esibendosi in panni
davvero inediti.
Come non notare la Morfeo "pagliaccetta
in amore" o lo "scimmione" Salvemini della serie "…che
tanto pure se ti togli la maschera da gorilla sei uguale anzi peggio"?
Come dimenticare le due gemelle leopardate Tecla e Rossella con tanto di
orecchie e coda a distribuire sguardi da gattone? Un cenno particolare merita a
dire il vero quella "befana" di Lia che, per sembrare più verosimile,
il giorno prima si è rotta il ginocchio, così andava in giro appoggiandosi alla
stampella proprio come la vecchina del 6 gennaio!
Esagerata!!!
Altra donna, altra strega, questa volta si
tratta di Carmela, tutta in nero con un grande cappello, davvero affascinante,
la nostra dottoressa (come del resto in abiti normali) faceva sfigurare Muolo
vestito come un marinaretto imberbe…decisamente skokkiati! Ma questo, signore e
signori, è anche il bello del carnevale! Così ti può capitare di intravedere un
arabo ballare scatenato “Everybody need somebody” con una magnifica indiana
squaw, ma sì, sto parlando naturalmente di Alberto e Sara Spinelli!
Non potevamo anche quest'anno farci mancare le
“imparruccate”. Questa volta le originali capigliature gentilmente offerte
dalla ditta Deborah Centonze, sono finite sulle teste di altrettanto mitiche
fanciulle: Anna Rizzi esibiva quella lunga, liscia e bianca (non chiedetemi
però da che si fosse vestita) e Daniela quella media, liscia e rossa (e qui ci
sono rimasta un po’ male perché ho sempre creduto che Biancaneve avesse i
capelli neri, mah!).
Ora mi tocca parlare di Giuseppe Rutigliano e
mi tocca dire: "Ma è possibile che io vi porto una personcina a modo,
vestita ben benino e voi, nella persona di Mariella Caporusso, me la
trasformate in quattro e quattr'otto in una pecie di Mago Otelma? Non è
modo…".
Il lato oscuro della festa se lo contendevano
una strana "presenza" vestita di nero co n la bandiera della PACE
sulle spalle e una maschera per cui valgono le stesse considerazioni espresse
per Salvemini (sì parliamo di Quero), e un'inquietante Antonello, medico pazzo
armato di siringhe e stetoscopio con il sangue alla bocca, brrrrr!!!! C'era
pure la diavoletta Noemi che, visti i soggetti presenti, avrebbe potuto fare
facilmente incetta di anime a buon mercato…. A questo proposito, una sola
parola: smidollati!
Il lato tenero della festa invece è
sicuramente assegnato al trionfo di bambini, figli e nipoti dei soci storici,
che assicurano la discendenza dell'Associazione: coraggio Principesse,
Biancanevi e Paperini, crescete bene!
Premio "eleganza a tutti i costi anche a
Carnevale" assegnato direi ex -aequo a Nunzia ed Elisa, concordate no?
Come dicevano gli antichi dulcis in fundo!
Due secondo me sono stati i momenti culmine della
festa. Il primo riguarda
l'obiettivo che una persona dell'Associazione
si prefigge per tutto l'anno e che realizza proprio in occasione della festa di
Carnevale: il lancio dei coriandoli…di chi sto parlando? Vi darò qualche
indizio: 1) passa la giornata a lavorare con le "macchinette" (per
fare appunto i coriandoli); 2) dice più volte in una serata di volersi recare a
casa; 3) è dotato, come tutti, di "nervi", ma lui ci tiene a
sottolinearlo; 4) il suo compleanno è ormai alle porte e ci veniva preannunciato
già da quasi un anno… Ci siete? Ebbene, a proposito dei coriandoli io voglio
dire: "EVVABBE' che vogliamo tutti bene ad Andrea, ma un anno del suo
lavoro non lo si può ritrovare negli indumenti intimi per una settimana!!!!
Non siamo mica tutti muniti di
"ceste" apposite come DEDY!!!".
Secondo momento splendido della serata è stato
sicuramente l'esplosione di Tommy in quella specie di ballo di San Vito in cui
si è esibito sul palco dei musicisti. Deposta la spada e gli occhiali, il
nostro D'Artagnan si è letteralmente scatenato sul ritmo dei balli latino
americani impossesandosi della scena e facendo impallidire John Travolta…
semplicemente indimenticabile.
Sicuramente invece ho dimenticato un mucchio di
gente, non me ne vogliate, ma voglio ricordare la parola PACE che era sul palco
e che noi respiravamo
nell'allegria dello stare insieme.
Anche quest'anno l'Associazione ha organizzato
una festa in maschera, la sera del 2 marzo 2003, che si è tenuta al Prater,
sulla strada per Ceglie del Campo. Eravamo in tanti, chi in costume e chi no.
C’erano anche i figli di alcuni soci, che rappresentano i soci di domani.
Come tutte le feste, si mangiava e si beveva,
e poi si ballava alla grande; così ci siamo scatenati un po', anche grazie alla
musica dal vivo suonata da un gruppo di ragazzi veramente in gamba. Come ogni
festa di carnevale, c'erano tanti coriandoli grandi e piccoli, questi ultimi
forniti dal nostro Andrea Irlandesi il quale, dopoaverci assillati per tre mesi
perchè voleva i giornali vecchi, ci ha procurato una miriade di coriandolini,
da lui stesso prodotti, che sono finiti dappertutto...
Il veglione è terminato più o meno all’una di
notte e ognuno, un po' stanco, ma contento, è tornato a casa aspettando la
prossima festa dell'associazione.
Per millenni i mancini sono stati perseguitati
come portatori di un’anomalia satanica, la sinistra era addirittura considerata
la mano del diavolo! Ma vediamo in dettaglio quali sono le problematiche.
Il mancinismo è una condizione fisiologica in
cui in un individuo la mano sinistra, e spesso tutta la parte sinistra del corpo, prevale per forza,
rapidità e precisione di movimenti sulla mano destra e sul lato destro del
corpo. Il mondo, invece, è a misura di
tutti coloro che delle due mani usano prevalentemente la destra. Infatti, i
mancini rappresentano solo l’8-10% della popolazione, ma prima di giungere a
“tollerarli”, sono stati sottoposti a torture e sevizie.
Essere mancini a scuola non è stato mai un
grande affare, superficialità e preconcetti hanno reso dura la vita di molti
bambini.
Sono stati sottoposti a torture e sevizie fino
a legargli la mano sinistra dietro la spalla, per evitare di farla usare, o, se
non si resisteva all’impulso di adoperarla, la bacchetta della maestra si
abbatteva inesorabile sul suo palmo. Scrivere, leggere e disegnare sono state
sempre attività che il mancino apprendeva con strumenti utili ai destrorsi.
Insomma i ragazzi subivano una sorta di
riprovazione psicologica, fino a che è giunta la “stagione permissiva”, ma
attenzione, ogni tentativo di indirizzare alla destrezza, era in ogni modo considerato
antipedagogico e perfino antidemocratico (?).
Tutto ciò anche perché il vocabolo mancino ha
una connotazione negativa che ricorda “tiro mancino” o “sinistro”, quando ci riferiamo
ad un brutto fatto, ad una disgrazia, ad una catastrofe, oppure perché i
mancini, secondo le statistiche, sono più inclini agli incidenti fatali con un
rapporto del 7,9% rispetto all’1,5% dei destrimani.
Per i mancini è anche necessario un diverso
approccio a tavola. Il mancino dovrebbe occupare sempre la parte esterna
sinistra di ogni lato della tavola, o essere solo, in modo da essere libero nei
movimenti senza contrastare con il vicino. Anche la posizione delle posate deve
essere facilitata, porgendo, ad esempio, tazze e tazzine col manico rivolto
verso il lato sinistro per facilitare la presa senza costringerlo ad inutili e fastidiose
rotazioni della stessa.
Questi semplici accorgimenti saranno molto
apprezzati dallepersone mancine.
Vi sono anche molte persone che testimoniano
che essere mancini aiuta ad essere grandi e/o famosi.
A questo proposito ricordiamo un famoso
chirurgo, Dogliotti (1897-1966), che ha rappresentato, in un’epoca non troppo
lontana, il massimo della chirurgia italiana, il quale quando operava metteva
in crisi i destrimani. Anche lo sport è rappresentato da famosi calciatori come
Mariolino Corso e Gigi Riva, il primo soprannominato “piede sinistro di Dio”.
In campo cinematografico, rappresentano degnamente la categoria, Charlie Chaplin,
Marilyn Monroe, Cary Grant, Kim Novak e Judy Garland. L’arte è rappresentata da
Raffaello, Pablo Picasso e Leonardo da Vinci. Tra i condottieri ed i politici
ricordo Carlo Magno, Giulio Cesare, Napoleone, Truman, Ronald Regan, George
Bush senior e Bill Clinton. In campo scientifico e musicale Albert Schweitzer, Benjamin
Franklin, Albert Einstein, Sergei Rachmaninoff e Maurice Ravel. Anche l’astronauta
Eldrin era mancino insieme a Ringo Starr (ex Beatles).
In ogni caso gli interessati sappiano che in
Italia è sorta l’Associazione Italiana Mancini, che ha sede a Novara, presso la
quale potranno essere reperiti il calendario mancino e diversi altri ausili
adatti ai mancini ed ogni altra informazione, mentre in internet sono
reperibili diversi siti ai quali riferirsi per altre informazioni. In
Inghilterra e negli Stati Uniti, invece, sono già disponibili da tempo negozi e
cataloghi di strumenti e attrezzi costruiti appositamente per i mancini. Dagli
U.S.A. giunge anche la notizia che una catena di alberghi, nell’intento di
migliorare la qualità di vita di questi soggetti, sta predisponendo stanze attrezzate
solo per mancini.
In considerazione di quanto sopra si può
agevolmente affermare che essere mancino si corre il rischio, si fa per dire,
di ben piazzarsi socialmente, ma anche e soprattutto di non trovarsi affatto in
situazione di handicap, come qualcuno vorrebbe far intendere, considerando
che anche i sinistrorsi fanno parte di questo bellissimo mondo, per cui a questo
punto credo che ogni pregiudizio possa venir meno.
Con questo numero inauguriamo una nuova
rubrica dedicata ai personaggi della stona, musica e letteratura che sono stati
disabili, ma non per questo si sono arresi alle difficoltà, anzi le hanno
affrontate in maniera positiva. Parleremo di loro un po' per curiosità e un po'
per arncchimento culturale. Omero, narratore ed autore dell’Iliade e
dell’Odissea, uno dei grandi della letteratura di tutti i tempi, era non
vedente. Ha creato personaggi come Circe ed Agamennone della guerra di Troia,
Tiresia, oracolista cieco. Personaggio mitologico, di lui si raccontano strane
avventure, tuttora attuali.
L.V. Beethoven, musicista tedesco, autore di
grandi opere come la Nona o la Romanza in Fa, era affetto da sordità. Tale handicap
gli creava problemi all'ascolto, che egli tuttavia risolveva fidandosi delle
sue percezioni.
Platone, il filosofo greco autore di molte
tesi definite neo platoniche, era balbuziente. Così come Demostene, politico
ateniese ed oratore: famoso il suo discorso contro Filippo di Macedonia,
definita "filippica".
RINGRAZIAMO…
Francesco Bagnulo, Bari – Donato Benegiamo,
Bari - Padre Giuseppe Bortone, L’Aquila – Luisella Castelletti, Castelnuovo
(VR) – Nicoletta Chirico, Bari - Nicola Colaianni, Bari - Antonio Colella, Bari
- Famiglia Dammicco Bagnulo, Bari – Vincenzo De Candia, Bari - Santa Di Fino,
Noicattaro (BA) - Don Michele Di Maggio, Spinazzola (BA) – Alessandro e Alba
Evangelista, Bari – Lilia Gallo, Bari - Francesco Grimaldi, Bari – Nunzia
Lafiandra, Modugno (BA) - Vito Leddomate, Cassano delle Murge (BA) - Giovanna
Lorusso, Bari – Marcello Mancino, Bari – Nicoletta Martelli, Bari - Nicola
Masotti, Noicattaro (BA) - Antonio Marzucco, Bari - Antonio Mastrorilli, Bari -
Piero Maurantonio, Bari - Monica e Pino Mongelli, Brescia – Nicola Mongelli,
Ceglie del Campo (BA) – Teodoro Morfeo, Bari - Anna Ottaviani in memoria di
Vittorio Ottaviani, Rimini – Amelia Palmatè, in memoria dei miei cari, Bari –
Maria Paola Palmieri, Bari - Silvio Panaro, Bari - Maurizio Poliseno, Bari -
Federico Quero, Bari - Antonello Russo, Bari – Uccio Sisto, Bari – Bruna Tataranni,
Bari – Filomena Tatulli, Bari - Filomena Tauro, Bari – Teresa Vox, Bari
…PER LA LORO GENEROSITA’