GIORNALE di VITA INSIEME DICEMBRE 2003

 

 

Disabili: prima di tutto cittadini

 

Diversamente abili, disabili o cos’altro?

Come disse il mio carissimo amico  Giuseppe Piscopo “Prima di tutto cittadini”. E’ di questo che molte volte ci si dimentica: l’handicap non cancella lo status di cittadino.

Il disabile, come ogni altro soggetto, è giuridicamente riconosciuto come persona fisica titolare di diritti e doveri. Questi possono sembrare concetti elementari dei quali non dovrebbero tessere neanche troppi discorsi. Ma purtroppo dove quasi sempre vengono assolti i doveri,  non sono riconosciuti  i diritti.

Quindi, l’uguaglianza tanto celebrata dalla costituzione in alcuni casi non trova la sua  applicazione. Si legifera molto, ma quelle leggi restano solo delle illusioni di conquiste fatte nel campo della disabilità.

All’Università degli Studi di Bari, ad esempio, resta inattuata la tanto sospirata legge 17/99 che dovrebbe garantire maggiori mezzi  per lo studio dei portatori di handicap; ma di tutto, libri adattati e quant’altro non se ne vede neanche l’ombra.

La maggiore discriminazione sembra venire dalla società, che impacchetta insieme tutti i disabili trattandoci da alieni. Per la gente comune siamo esseri strani, quasi quasi fuori dal mondo.

Qualcosa di diverso sicuramente c’è  ma, questo non significa che non possiamo essere integrati nel mondo dei  “cosiddetti abili”.

La sperimentazione ha dato grandi risultati, gli ausili informatici, il telelavoro, ecc. ci rendono sempre meno “diversi”. Ora, però, bisogna lavorare sulle coscienze.

Purtroppo le false convinzioni continuano. Infatti, c’è da sfatare un altro luogo comune: i disabili fisici sono nel pieno possesso delle loro facoltà mentali e quindi non bisogna trattarli da deficienti. Questo significa uccidere la dignità di una persona.

Tuttavia, devo riconoscere che alcuni disabili con i loro comportamenti vittimistici spingono coloro che stanno intorno a considerarli “poverini”.

Come muoversi in questa odissea? Quali iniziative si potrebbero prendere?

Gli argomenti sono molteplici ed è difficile dipanarli in questa circostanza.

Comunque, in me, come in molta altra gente, resta viva la voglia di cambiare le cose, di migliorare questa situazione con tutti i mezzi possibili che ci possono tornare utili.

D'altronde si tratta di salvaguardare i nostri interessi, quindi serve che noi disabili continuiamo a stare in prima linea per indirizzare le nostre sorti verso orizzonti migliori.

Con l’impegno e la tenacia anche le nostre più grandi utopie possono diventare realtà.

 

Antonio Garofalo


 

                                              

QUESTIONE DI TERMINI

 


Questo che si sta concludendo è stato l’Anno Europeo del Disabile e vi è stata nei mesi una vera gara a lavarsi la coscienza, sporcata in tanti decenni di indifferenza verso chi ha bisogno.

Convegni, conferenze, dibattiti e ridicoli spot televisivi, il tutto con un comune denominatore: il nulla assoluto.

Anche delle semplici parole possono avere, secondo lorsignori, un dirom-pente effetto mediatico per colpire e sciogliere i cuori più duri, ecco allora la secessione, oltre che del cervello di chi l’ha coniato, del termine “disabile” in “diversamente abile”.

Il risultato è stato dirompente. In TV ormai, nelle cosidette trasmissioni tematiche, non si sente che disquisire delle abilità diverse di chi invece dovrebbe avere i mezzi per avere abilità pari agli altri.

Per fare un esempio, se un disabile motorio prende la patente, ha bisogno di un’auto a cui sono state apportate delle modifiche per guidarla con la stessa abilità dei normodotati, non per utilizzarla diversamente, pur se abilmente.

Il termine “diversamente abile” quindi non favorisce l’integrazione, ma l’accentua: un’azienda non assumereb-be mai un diversamente abile per svolgere una determinata mansione, ma quello più capace, disabile o abile che sia.

Il vero problema è culturale, deriva dalla scarsa conoscenza delle capacità dei disabili che possono dare abilità non diversa dagli altri, ma uguale o addirittura superiore per intesità.

Anche le leggi vigenti, sia in Italia che in Europa, non colgono nel pieno questo aspetto; nel campo del colloca-mento al lavoro si insiste troppo su un concetto di coercizione, invece che di parificazione delle opportunità, in questo modo i vari governi hanno “scaricato” il compito sulle imprese, le quali, soprattutto in un arcipelago per l’80% formato da piccole e medie aziende, non hanno la possibilità di accollarsi ciò che spetta al welfare. 

Di questo parleremo approfonditamente in un prossimo articolo come risultato di una ricerca che stiamo svolgendo.

                              Vitostefano Ladisa.


 

 

I DISABILI NELLA STORIA

A cura di Donato Lucarelli

 


Proseguiamo la nostra rubrica alla scoperta dei disabili celebri.

Benjamin Franklin, scienziato letterato e politico statuniten-se, era epilettico.

A dodici anni dovette abbandonare gli studi per occuparsi della tipografia del fratello, da cui si allontana dopo alcuni anni per  trasferirsi a Filadelfia. Fondò la The Pennsylvania Gazette trasformatasi poi nella Saturday Evening Post. Profondo studioso, Franklin apprese il latino, il francese, l'italiano e lo spagnolo. La passione per le scienze fisiche e naturali lo guidò ad enunciare la legge di conservazione di elettricità e la prima teoria dei fenomeni elettrici, fondata sull'ipotesi dei due fluidi. Gli esperimenti poi sul cervo volante   elettrico lo portarono nel 1752 all'invenzione del parafulmine.

Il 4 luglio 1776 partecipò alla dichiarazione d'indipendenza. Lo stesso anno ritornò in Europa quale ministro pleni-potenziario in Francia ed a Parigi rimane fino al 1785, quando ritornò a Filadelfia e fu eletto presidente dello stato di Pennsylvania, si batte affinché la Costituzione accettasse il sistema unicamerale; posto in minoranza, seppe conciliare le diverse tendenze. Alla sua morte l'America decretava in suo onore un lutto di due mesi.

Socrate   (469 a.C.-399 a.C.), grande filosofo greco, soffriva di epilessia. Si avvicinò giovanissimo alla filosofia e conobbe Anassagora ed i Sofisti. Combatté in varie battaglie (Potidea, Delo, Anfilopi) dimostrando particolare coraggio e forza d'animo. Si dedicò quindi completamente alla ricerca filoso-fica e, in breve tempo, ebbe molti discepoli (fra cui Platone). nel 399 a.C. Anito, Meleto e Licone accusarono Socrate di corrompere i giovani di Atene e di introdurre la credenza in nuovi dèi. Al processo, dopo una difesa appassionata da parte di Socrate (ci verrà tramandata da Platone nella Apologia di Socrate), venne condannato a morte. Dopo un mese di detenzione, durante il quale Socrate rifiutò di fuggire per non trasgredire la legge, la sentenza venne eseguita: fu condannato a bere la cicuta.

Horazio Nelson, ammiraglio britannico nato nel 1758, entrò in marina a dodici anni e si imbarcò navigando nelle Indie Occidentali. Nel 1773 partecipò sulla Carcass a una spedizione nell'Artico, nel 1777 fu promosso tenente di vascello e nel 1779 capitano di vascello, quando aveva solo vent' anni. Dopo la fine della guerra d'Indipendenza americana, per impedire il commercio fra le colonie britanniche e gli Stati Uniti, fu al centro di una vivace polemica, che gli causò il richiamo in patria dove fu sottoposto a un lungo processo per danni. Nonostante questo, una volta in Inghilterra, egli fu assolto e nel 1793 ebbe il comando del vascello Agamemnon ed inviato nel Mediterraneo e nel 1794 in Corsica, dove perse l'occhio destro. A questo incidente ne seguì un altro che portò all'amputazione del braccio destro. Nel del maggio del 1803 fu nominato comandante in capo nel Mediterraneo con insegna sulla Victory, dove rimase per quasi due anni senza mai scendere a terra, durante i quali bloccò le forze francesi a Tolone, pur non avendo qui delle basi amiche. Il 21 ottobre 1805 a Trafalgar egli riesce e sconfiggere i franco-spagnoli definitivamente, aggiudicandosi il dominio incontrastato sul mare. Mori' colpito alla schiena da una fucilata e dopo aver sentito la notizia della sua vittoria. Il suo corpo si trova sepolto nella St. Paul's Cathedral.


 

CONVEGNO “DISABILI E LAVORO”

Qualcosa si muove

 


Sabato 15 novembre, nell’Aula Magna del Policlinico di Bari, si è tenuto il convegno “Disabili e lavoro” sullo stato di attuazione della legge 68/99: sono rimasto favorevolmente impressionato per le situazioni concrete descritte, proprio ciò che perso-nalmente ho sempre auspicato.

Sarà stato un caso, ma la riuscita del convegno ha visto una partecipazione minoritaria di esponenti politici che in questa occasione non hanno inondato il tutto con un inutile fiume di parole, come per esem-pio avvenne nella manifesta-zione di Bari lo scorso febbraio.

Entrando nel dettaglio è stato interessante la relazione del rap-presentante dell’Associazione Italiana Persone Down (AIPD) che ha descritto come, oltre ai compiti “istitituzionali” di ogni associazione di volontariato, siano state svolte attività forma-tive mirate per l’ingresso nel mondo del lavoro dei soggetti svantaggiati.

Ad essi, più che insegnare un “mestiere”, si cerca di far pren-dere coscienza di essere in grado di svolgere una attività, di avere una identità per appren-dere delle competenze e quindi essere autonomi, integrandosi con gli altri.

Grazie alla nuova legge che stabilisce in principio del collo-camento mirato, molte aziende cominciano a recepire l’assun-zione del disabile non come un obbligo imposto dallo Stato per fare assistenzialismo, ma come occasione di nuove progettualità che non vadano a scapito della produzione, ma che anzi l’accrescano.

Lo strumento della stipula di Convenzioni fra associazioni, aziende e centri per l’impiego, sembra essere la strada da seguire con più determinazione: il lavoratore disabile, nei primi tempi del suo inserimento in una impresa, riceve in questo modo  assistenza dalla propria associazione di riferimento, “liberando” il datore di lavoro da questo compito, il quale fra l’altro non è in grado di fare.

Un’associazione come Vita Insieme, a mio parere, potrebbe eesere promotrice di un’espe-rienza di questo genere, essendo ricca di soggetti con disabilità in grado di seguire un percorso formativo finalizzato all’inseri-mento in aziende presenti sul nostro territorio.

Si povrebbe entrare in contatto con enti in grado di offrire for-matori e tutoraggio, poi coinvol-gere un maggior numero di im-prese nel progetto, con incontri conoscitivi delle rispettiva realtà in cui si opera.

Le opportunità insomma ci sono e bisogna capire che il tempo dell’assistenzialismo sempre e comunque è definitivamente tramontato. Il convegno di Bari ha dato su questo senso delle risposte incoraggianti.

 

                                                              Vitostefano Ladisa


 

DA SALERNO… CON AMORE

 


Dopo aver appeso manifesti per un mese e averlo urlato ai quattro venti, finalmente me ne sono andata sul serio! Vi sentite sollevati, eh? E invece eccomi qua che riappaio tra le righe del giornale per stancarvi ancora con le mie cretinate… che cos’è? Nostalgia? Sentimentalismo? Protagonismo? La verità è che penso di non essere normale! Insomma, tanta gente parte, ma io vivo male il distacco dagli affetti, mi sembra di perdere un po’ della mia vita ogni volta che rinuncio ad un incontro con qualcuno, e questo accade in particolare con voi!

Domenica 5 ottobre, alla vigilia del mio nuovo impiego, mentre ero da sola in macchina alla volta di Salerno, non ho potuto resistere alla tentazione di chiamarvi a Palombaio e non è stata affatto un’impresa semplice: prima Enzo non prendeva, poi Muolo non era lì con voi, poi Lia non era lì causa febbre, poi Alberto non prendeva, infine per fortuna mi ha risposto il buon Cacucciolo! La mia ansia stava raggiungendo vette estreme! Avrei voluto tanto essere con voi e in quel momento il posto di lavoro tanto desiderato, la macchina nuova, il futuro dietro l’Irpinia, non contavano proprio niente!

STOOOP!

Non vorrei che qualcuno si commuovesse, ma non pensavo di sentirmi così inadeguata ad esprimere cosa provo davanti a questo foglio di carta…

Sono passati 10 anni ormai dal mio ingresso in associazione e la mia affezione piuttosto che scemare come è facile che accada, mi sembra essere incrementata nel tempo, quasi che dall’entusiasmo adolescenziale e giovanile pian piano sia maturato in me il vero senso della mia presenza in mezzo a voi. Non sono sicuramente una leader, non sono una organizzatrice, non faccio parte del consiglio, del laboratorio o del teatro, ma proprio per questo venire in associazione è sempre stata per me una scelta rinnovata ogni settimana, non legata a “qualcosa da fare” o a “un impegno da mantenere”, ma solo ed unicamente a qualcuno da incon-trare! Scusate se questo può essere preso per incuria o superficialità, ma chi mi conosce sa che non sono un tipo di persona che non si prende gli impegni e le responsabilità, solo che ho voluto vivere l’esperienza associativa in maniera più “libera” e forse di conseguenza più consa-pevole… Del resto in molte cose ho fallito e fra queste non mi sento che ci siete voi!

Ed ora il DIRETTORE CHIMICO vi saluta con il più bel sorriso che possiate ricordare sulla sua faccia, con la sua voce più squillante che mai, con le parolacce e con le dolcezze e vi rimanda alla mailing list per aggiornamenti, frizzi e lazzi!

CIAOOOOOOOOO!!!!!!!!!!

Dir. Maripalma

UNA NUOVA STRUTTURA

PER I DISABILI

 

Il 20 novembre 2003, dopo varie traversie finanziarie ed organizzative, è stata inaugurata la piscina presso il C.T.O. di Bari. FINALMENTE!

Si conoscono da tempo i benefici che danno i movimenti in acqua agli handicappati e, soprattutto alle persone che hanno problemi motori.

Dopo i discorsi dei responsabili della struttura, i presenti si sono recati in una stanza attigua dove un giovane comico barese ha allietato la serata, raccontando degli aneddoti esilaranti.

L’impianto ha destato una buona impressione, tutto era in ordine e funzionale, ed  ogni visitatore, per far sì che l’ambiente fosse pulito, doveva indossare dei copriscarpe in spugna.

C’è ora d’augurarsi che l’uso della piscina continui sempre allo stesso modo e che, con il passare del tempo, come spesso purtroppo accade, non vada incontro a degrado.

Raffaella De Benedittis

 

COM’È CAMBIATA LA MIA VITA

CON L’ASSOCIAZIONE

 


Beh, devo affermare che più di cambiare la mia vita, sono cambiata io!

Mi ricordo il mio primo giovedì, ero smarrita, mi sentivo un pesce fuor d’acqua. Perché era la prima volta  in cui  mi trovavo insieme agli altri disabili  e  non sapevo cosa fare e cosa dire.

In quegli anni ero molto chiusa, difficilmente socializzavo sia con gli “abili” che con i “disabili”. Dopo ho iniziato a capire che dovevo solo essere me stessa, farmi conoscere e conoscere delle persone che pur con un semplice sorriso mi facevano sentire bene, magari  avere qualche amica o amico in più con cui confrontarmi e uscire dalla campana di vetro. Ora non so se sia cambiata in meglio o in peggio, fate un po’ voi!!

Ma adesso mi sento cresciuta e ho imparato che anche io nel mio piccolo posso dare o fare  qualcosa per gli altri e non devo sempre credere che tutto mi sia dovuto.

L’iniziativa più  bella per me, è la vacanza estiva nella quale mi diverto tanto insieme ai miei amici e in quella settimana dimentico tutto: non so come spiegarvi, ma provo un senso di libertà da ogni cosa e sto benissimo anche se ho Daniela con me in camera, d’altronde non posso farne a meno altrimenti non sarebbe una vacanza.

Vorrei ricordare una cosa che è successa in vacanza quest’anno che mi ha fatto sentire felice. Eravamo a Venezia, di fronte a noi c’era una grande scalinata per arrivare sul ponte di Rialto e Giuseppe Muolo mi ha chiesto se io volessi salire, gli ho risposto di si, così, aiutato da Enzo, mi ha portata sul quel ponte e lì ho provato una gioia grande. Ringrazio Giuseppe ed Enzo, che nonostante la fatica mi hanno dato questa opportunità.

Non so perché rimango a Vita Insieme, il motivo è che ho trovato degli amici con cui faccio un casino e ai quali voglio bene  (o perché mi fanno il regalo di compleanno) e non immaginerei la mia vita senza  di loro.

Ringrazio Tecla per avermi dato questa possibilità di esprimere quello che sento e che volevo comunicarvi.

Spero di non avervi annoiato e ci vediamo al prossimo articolo, sempre se me lo faranno scrivere, perché non è sia un genio in questa cosa.  E nelle altre? Buh.

                                                                                                          Rossella Lattanzi


 

MIEI CARI AMICI…

 

Molti di voi nuovi, che frequentate l’associazione “Vita Insieme”, forse non avete sentito parlare di Tina, Lucia e Rossella durante i dialoghi serali dei giovedì, ne sono certa.

Anch’esse, socie da anni, meritano d’essere conosciute, lo fanno urlando sul giornale.

Ci siamo eccome!

Qualche viaggio è venuto meno, ma la mente segue gli spostamenti, le città, le guide turistiche, le risate, gli shopping ad orari, l’allegria di Giannetto quando viene ritrovato!

Problemi a parte, siamo unitamente vicini: cercate di vivere anche insieme a noi, vi pare?

Tina fatela navigare su internet poiché compone versi sulla stampante elettrica vecchiotta…

Ma io viaggio col pensiero laddove altri non osano arrivare…

Benvenga il mio approdo su VITA INSIEME….

Tina Spagnuolo

 

BALBUZIE E COMUNICAZIONE

Curare le emozioni per sciogliere la lingua

 


Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, la bal­buzie e un disordine nel ritmo della parola e rappresen­ta un vero e proprio handicap per chi ne è affetto, sia in età infantile sia adulta e, in alcuni casi, in rapporto alla gravità, può compromettere la normale vita di relazione. Il balbu­ziente è costantemente assillato dal controllo della parola. La paura di balbettare porta alla costante attenzione di come esporre il discorso. Infatti, il balbuziente sa bene quello che vuole esprimere ma non è in grado di farlo a causa di involontari arresti. Infatti, secondo alcuni ricerca­tori dell'Università di Amburgo, la balbuzie, che pare esse­re legata a problemi genetici, è causata dalle scarse connes­sioni tra due aree della regione sinistra del cervello.

Il disturbo, che si manifesta con la ripetizione parziale di sillabe o frequenti interruzioni della frase a causa di uno spasmo intermittente dell'apparato fonatorio, è un proble­ma comportamentale legato essenzialmente al linguaggio. Interessa tre fattori ben definiti: un disturbo del linguaggio, come la ripetizione di parti o di parole intere, il prolunga­mento di suoni e le pause inappropriatamente prolungate, le reazioni degli ascoltatori, con una valutazione di indesi­derabilità, di anormalità e di inaccettabilità e, infine, la rea­zione del soggetto che balbetta nel riconoscersi balbuzien­te. E’ fondamentale sottolineare che l'ostinarsi a correggere il disturbo con rigidità è fortemente deleterio ed inasprisce il già alto grado di ansia.

La balbuzie rappresenta essenzialmente un problema di comunicazione che qualcuno ha definito "triade inceppa­ta", perchè il fenomeno coinvolge la persona che balbetta, la famiglia e gli "altri". Purtroppo chi balbetta si sottopone continuamente al giudizio degli "altri" che assumono, secondo i casi, benevola comprensione, derisione o presa in giro e che costituiscono manifestazioni estreme di una cul­tura e di una mentalità che non tengono conto della com­plessità della persona umana. Basti pensare che chi balbet­ta è idoneo al servizio militare di leva, ma non può fare car­riera militare (?). Nei concorsi pubblici spesso la balbuzie è considerata motivo di esclusione, mentre il Servizio Sanita­rio Nazionale non prevede alcun rimborso per i corsi di rie­ducazione. Ma, oltre ai lati negativi del problema, va consi­derato, sotto certi aspetti, anche quello positivo, come dire "se sei balbuziente sei in buona compagnia". Infatti, molti non sanno che tra i balbuzienti figurano personaggi famosi come Demostene, oratore per eccellenza, rimasto leggenda­rio per i gravi problemi di balbuzie e per 1'originale meto­do adottato per curarla (i sassolini tenuti in bocca). In tempi più recenti si possono ricordare il matematico Nicolò Cavallaro, detto Tartaglia, Clara Barton, fondatrice della Croce Rossa Americana, Giorgio VI, Re d'Inghilterra, Win­ston Churchill, primo ministro inglese, il filosofo Aristotele che non sapeva proprio niente di balbuzie. Pensava, infatti, che si trattava di una malformazione della lingua. L'attrice Marilyn Monroe, Luigi XIII, Re di Francia, Mosè, che secondo le Sacre Scritture si era lamentato con il Signore perchè lo mandava a divulgare il Vangelo con un linguaggio impacciato, allora il Maestro gli consigliò di farsi accompa­gnare in quelle occasioni dal fratello Aronne che "aveva invece una lingua speditissima". Ricordiamo anche W. Somerset Maugham, scrittore e diplomatico, San Carlo Borromeo, Giulio Cesare, Cicerone, Vladimir Lenin, che nonostante il disturbo divenne leader della rivoluzione russa, Anthony Quinn, Fiorenzo Fiorentini, considerato anche il più grande attore balbuziente europeo, Tony Renis, cantante, Ben Johnson, atleta, Woody Allen, attore e regi­sta, Cesare Maldini, ex CT della nazionale. Un blocco emo­tivo colpiva anche Alessandro Manzoni, che oltre a rinun­ciare ad un posto in parlamento, per l'assoluta incapacità di pronunciare una sola parola in pubblico, non riusciva a scrivere nulla in presenza di qualcuno. Sta di fatto che ognuno vive la propria balbuzie in modo diverso. Alcuni superano il problema, mentre altri riescono a ridurlo, ma per venire incontro a queste persone è attiva l'Associazione "Libera la parola", con sede in Pisa, alla quale ci si potrà rivolgere, anche contattando il sito internet www.balbu­zie.it.


 

Vittorio Polito