Diversamente
abili, disabili o cos’altro?
Come disse il
mio carissimo amico Giuseppe Piscopo “Prima
di tutto cittadini”. E’ di questo che molte volte ci si dimentica: l’handicap
non cancella lo status di cittadino.
Il disabile,
come ogni altro soggetto, è giuridicamente riconosciuto come persona fisica
titolare di diritti e doveri. Questi possono sembrare concetti elementari dei
quali non dovrebbero tessere neanche troppi discorsi. Ma purtroppo dove quasi
sempre vengono assolti i doveri, non
sono riconosciuti i diritti.
Quindi,
l’uguaglianza tanto celebrata dalla costituzione in alcuni casi non trova la
sua applicazione. Si legifera molto, ma
quelle leggi restano solo delle illusioni di conquiste fatte nel campo della
disabilità.
All’Università
degli Studi di Bari, ad esempio, resta inattuata la tanto sospirata legge 17/99
che dovrebbe garantire maggiori mezzi
per lo studio dei portatori di handicap; ma di tutto, libri adattati e
quant’altro non se ne vede neanche l’ombra.
La maggiore
discriminazione sembra venire dalla società, che impacchetta insieme tutti i
disabili trattandoci da alieni. Per la gente comune siamo esseri strani, quasi
quasi fuori dal mondo.
Qualcosa di diverso
sicuramente c’è ma, questo non
significa che non possiamo essere integrati nel mondo dei “cosiddetti abili”.
La
sperimentazione ha dato grandi risultati, gli ausili informatici, il
telelavoro, ecc. ci rendono sempre meno “diversi”. Ora, però, bisogna lavorare
sulle coscienze.
Purtroppo le
false convinzioni continuano. Infatti, c’è da sfatare un altro luogo comune: i
disabili fisici sono nel pieno possesso delle loro facoltà mentali e quindi non
bisogna trattarli da deficienti. Questo significa uccidere la dignità di una
persona.
Tuttavia, devo
riconoscere che alcuni disabili con i loro comportamenti vittimistici spingono
coloro che stanno intorno a considerarli “poverini”.
Come muoversi in
questa odissea? Quali iniziative si potrebbero prendere?
Gli argomenti
sono molteplici ed è difficile dipanarli in questa circostanza.
Comunque, in me,
come in molta altra gente, resta viva la voglia di cambiare le cose, di
migliorare questa situazione con tutti i mezzi possibili che ci possono tornare
utili.
D'altronde si
tratta di salvaguardare i nostri interessi, quindi serve che noi disabili
continuiamo a stare in prima linea per indirizzare le nostre sorti verso
orizzonti migliori.
Con l’impegno e
la tenacia anche le nostre più grandi utopie possono diventare realtà.
Antonio Garofalo
QUESTIONE DI TERMINI
Questo che si sta concludendo è
stato l’Anno Europeo del Disabile e vi è stata nei mesi una vera gara a lavarsi
la coscienza, sporcata in tanti decenni di indifferenza verso chi ha bisogno.
Convegni, conferenze, dibattiti e ridicoli spot televisivi, il tutto con
un comune denominatore: il nulla assoluto.
Anche delle semplici parole possono avere, secondo lorsignori, un
dirom-pente effetto mediatico per colpire e sciogliere i cuori più duri, ecco
allora la secessione, oltre che del cervello di chi l’ha coniato, del termine
“disabile” in “diversamente abile”.
Il risultato è stato dirompente. In TV ormai, nelle cosidette
trasmissioni tematiche, non si sente che disquisire delle abilità diverse di
chi invece dovrebbe avere i mezzi per avere abilità pari agli altri.
Per fare un esempio, se un disabile motorio prende la patente, ha
bisogno di un’auto a cui sono state apportate delle modifiche per guidarla con
la stessa abilità dei normodotati, non per utilizzarla diversamente, pur se
abilmente.
Il termine “diversamente abile” quindi non favorisce l’integrazione, ma
l’accentua: un’azienda non assumereb-be mai un diversamente abile per svolgere
una determinata mansione, ma quello più capace, disabile o abile che sia.
Il vero problema è culturale, deriva dalla scarsa conoscenza delle
capacità dei disabili che possono dare abilità non diversa dagli altri, ma
uguale o addirittura superiore per intesità.
Anche le leggi vigenti, sia in Italia che in Europa, non colgono nel
pieno questo aspetto; nel campo del colloca-mento al lavoro si insiste troppo
su un concetto di coercizione, invece che di parificazione delle opportunità,
in questo modo i vari governi hanno “scaricato” il compito sulle imprese, le
quali, soprattutto in un arcipelago per l’80% formato da piccole e medie
aziende, non hanno la possibilità di accollarsi ciò che spetta al welfare.
Di questo parleremo
approfonditamente in un prossimo articolo come risultato di una ricerca che
stiamo svolgendo.
Vitostefano
Ladisa.
I DISABILI NELLA STORIA
Proseguiamo la nostra rubrica alla
scoperta dei disabili celebri.
Benjamin Franklin, scienziato
letterato e politico statuniten-se, era epilettico.
A dodici anni dovette abbandonare gli studi per
occuparsi della tipografia del fratello, da cui si allontana dopo alcuni anni
per trasferirsi a Filadelfia. Fondò la The
Pennsylvania Gazette trasformatasi poi nella Saturday Evening Post.
Profondo studioso, Franklin apprese il latino, il francese, l'italiano e lo
spagnolo. La passione per le scienze fisiche e naturali lo guidò ad enunciare
la legge di conservazione di elettricità e la prima teoria dei fenomeni
elettrici, fondata sull'ipotesi dei due fluidi. Gli
esperimenti poi sul cervo
volante elettrico lo portarono nel
1752 all'invenzione del parafulmine.
Il 4 luglio 1776 partecipò alla dichiarazione
d'indipendenza. Lo stesso anno ritornò in Europa quale ministro
pleni-potenziario in Francia ed a Parigi rimane fino al 1785, quando ritornò a
Filadelfia e fu eletto presidente dello stato di Pennsylvania, si batte
affinché la Costituzione accettasse il sistema unicamerale; posto in minoranza,
seppe conciliare le diverse tendenze. Alla sua morte l'America decretava in suo
onore un lutto di due mesi.
Socrate (469
a.C.-399 a.C.), grande filosofo greco, soffriva di epilessia. Si
avvicinò giovanissimo alla filosofia e conobbe Anassagora ed i
Sofisti.
Combatté in varie battaglie (Potidea, Delo, Anfilopi) dimostrando particolare coraggio
e forza d'animo. Si dedicò quindi completamente alla ricerca filoso-fica e, in
breve tempo, ebbe molti discepoli (fra cui Platone). nel
399 a.C. Anito, Meleto e Licone accusarono Socrate di corrompere i giovani di
Atene e di introdurre la credenza in nuovi dèi. Al processo, dopo una difesa
appassionata da parte di Socrate (ci verrà tramandata da Platone nella Apologia
di Socrate), venne condannato a morte. Dopo un mese di detenzione, durante
il quale Socrate rifiutò di fuggire per non trasgredire la legge, la sentenza
venne eseguita: fu condannato a bere la cicuta.
Horazio
Nelson, ammiraglio britannico nato nel 1758, entrò in marina
a dodici anni e si imbarcò navigando nelle Indie Occidentali. Nel 1773
partecipò sulla Carcass a una spedizione nell'Artico, nel 1777 fu promosso
tenente di vascello e nel 1779 capitano di vascello, quando aveva solo vent'
anni. Dopo la fine della guerra d'Indipendenza americana, per impedire il commercio
fra le colonie britanniche e gli Stati Uniti, fu al centro di una vivace
polemica, che gli causò il richiamo in patria dove fu sottoposto a un lungo
processo per danni. Nonostante questo, una volta in Inghilterra, egli fu
assolto e nel 1793 ebbe il comando del vascello Agamemnon ed inviato nel
Mediterraneo e nel 1794 in Corsica, dove perse l'occhio destro. A questo
incidente ne seguì un altro che portò all'amputazione del braccio destro. Nel
del maggio del 1803 fu nominato comandante in capo nel Mediterraneo con insegna
sulla Victory, dove rimase per quasi due anni senza mai scendere a terra,
durante i quali bloccò le forze francesi a Tolone, pur non avendo qui delle
basi amiche. Il 21 ottobre 1805 a Trafalgar egli riesce e sconfiggere i
franco-spagnoli definitivamente, aggiudicandosi il dominio incontrastato sul
mare. Mori' colpito alla schiena da una fucilata e dopo aver sentito la notizia
della sua vittoria. Il suo corpo si trova sepolto nella St.
Paul's Cathedral.
CONVEGNO “DISABILI E
LAVORO”
Qualcosa
si muove
Sabato 15 novembre, nell’Aula Magna del Policlinico di Bari, si è tenuto il convegno “Disabili e lavoro” sullo stato di attuazione della legge 68/99: sono rimasto favorevolmente impressionato per le situazioni concrete descritte, proprio ciò che perso-nalmente ho sempre auspicato.
Sarà stato un caso, ma la riuscita del convegno ha visto una partecipazione minoritaria di esponenti politici che in questa occasione non hanno inondato il tutto con un inutile fiume di parole, come per esem-pio avvenne nella manifesta-zione di Bari lo scorso febbraio.
Entrando nel dettaglio è stato interessante la relazione del rap-presentante dell’Associazione Italiana Persone Down (AIPD) che ha descritto come, oltre ai compiti “istitituzionali” di ogni associazione di volontariato, siano state svolte attività forma-tive mirate per l’ingresso nel mondo del lavoro dei soggetti svantaggiati.
Ad essi, più che insegnare un “mestiere”, si cerca di far pren-dere coscienza di essere in grado di svolgere una attività, di avere una identità per appren-dere delle competenze e quindi essere autonomi, integrandosi con gli altri.
Grazie alla nuova legge che stabilisce in principio del collo-camento mirato, molte aziende cominciano a recepire l’assun-zione del disabile non come un obbligo imposto dallo Stato per fare assistenzialismo, ma come occasione di nuove progettualità che non vadano a scapito della produzione, ma che anzi l’accrescano.
Lo strumento della stipula di Convenzioni fra associazioni, aziende e centri per l’impiego, sembra essere la strada da seguire con più determinazione: il lavoratore disabile, nei primi tempi del suo inserimento in una impresa, riceve in questo modo assistenza dalla propria associazione di riferimento, “liberando” il datore di lavoro da questo compito, il quale fra l’altro non è in grado di fare.
Un’associazione come Vita Insieme, a mio parere, potrebbe eesere promotrice di un’espe-rienza di questo genere, essendo ricca di soggetti con disabilità in grado di seguire un percorso formativo finalizzato all’inseri-mento in aziende presenti sul nostro territorio.
Si povrebbe entrare in contatto con enti in grado di offrire for-matori e tutoraggio, poi coinvol-gere un maggior numero di im-prese nel progetto, con incontri conoscitivi delle rispettiva realtà in cui si opera.
Le opportunità insomma ci sono e bisogna capire che il tempo dell’assistenzialismo sempre e comunque è definitivamente tramontato. Il convegno di Bari ha dato su questo senso delle risposte incoraggianti.
Vitostefano Ladisa
DA SALERNO… CON AMORE
STOOOP!
Non vorrei che qualcuno si commuovesse, ma non
pensavo di sentirmi così inadeguata ad esprimere cosa provo davanti a questo
foglio di carta…
Sono passati 10 anni ormai dal mio ingresso in
associazione e la mia affezione piuttosto che scemare come è facile che accada,
mi sembra essere incrementata nel tempo, quasi che dall’entusiasmo
adolescenziale e giovanile pian piano sia maturato in me il vero senso della
mia presenza in mezzo a voi. Non sono sicuramente una leader, non sono una
organizzatrice, non faccio parte del consiglio, del laboratorio o del teatro,
ma proprio per questo venire in associazione è sempre stata per me una scelta
rinnovata ogni settimana, non legata a “qualcosa da fare” o a “un impegno da
mantenere”, ma solo ed unicamente a qualcuno da incon-trare! Scusate se questo
può essere preso per incuria o superficialità, ma chi mi conosce sa che non
sono un tipo di persona che non si prende gli impegni e le responsabilità, solo
che ho voluto vivere l’esperienza associativa in maniera più “libera” e forse
di conseguenza più consa-pevole… Del resto in molte cose ho fallito e fra
queste non mi sento che ci siete voi!
Ed ora il DIRETTORE CHIMICO vi saluta con il più bel
sorriso che possiate ricordare sulla sua faccia, con la sua voce più squillante
che mai, con le parolacce e con le dolcezze e vi rimanda alla mailing list per
aggiornamenti, frizzi e lazzi!
CIAOOOOOOOOO!!!!!!!!!!
UNA
NUOVA STRUTTURA
PER
I DISABILI
Il 20 novembre 2003, dopo varie traversie
finanziarie ed organizzative, è stata inaugurata la piscina presso il C.T.O. di
Bari. FINALMENTE!
Si conoscono da tempo i benefici che danno i
movimenti in acqua agli handicappati e, soprattutto alle persone che hanno
problemi motori.
Dopo i discorsi dei responsabili della struttura, i
presenti si sono recati in una stanza attigua dove un giovane comico barese ha
allietato la serata, raccontando degli aneddoti esilaranti.
L’impianto ha destato una buona impressione, tutto
era in ordine e funzionale, ed ogni
visitatore, per far sì che l’ambiente fosse pulito, doveva indossare dei
copriscarpe in spugna.
C’è ora d’augurarsi che l’uso della piscina continui
sempre allo stesso modo e che, con il passare del tempo, come spesso purtroppo
accade, non vada incontro a degrado.
Raffaella De Benedittis
COM’È CAMBIATA LA MIA VITA
CON L’ASSOCIAZIONE
Beh,
devo affermare che più di cambiare la mia vita, sono cambiata io!
Mi
ricordo il mio primo giovedì, ero smarrita, mi sentivo un pesce fuor d’acqua.
Perché era la prima volta in cui mi trovavo insieme agli altri disabili e
non sapevo cosa fare e cosa dire.
In
quegli anni ero molto chiusa, difficilmente socializzavo sia con gli “abili”
che con i “disabili”. Dopo ho iniziato a capire che dovevo solo essere me
stessa, farmi conoscere e conoscere delle persone che pur con un semplice
sorriso mi facevano sentire bene, magari
avere qualche amica o amico in più con cui confrontarmi e uscire dalla
campana di vetro. Ora non so se sia cambiata in meglio o in peggio, fate un po’
voi!!
Ma
adesso mi sento cresciuta e ho imparato che anche io nel mio piccolo posso dare
o fare qualcosa per gli altri e non
devo sempre credere che tutto mi sia dovuto.
L’iniziativa
più bella per me, è la vacanza estiva
nella quale mi diverto tanto insieme ai miei amici e in quella settimana
dimentico tutto: non so come spiegarvi, ma provo un senso di libertà da ogni
cosa e sto benissimo anche se ho Daniela con me in camera, d’altronde non posso
farne a meno altrimenti non sarebbe una vacanza.
Vorrei
ricordare una cosa che è successa in vacanza quest’anno che mi ha fatto sentire
felice. Eravamo a Venezia, di fronte a noi c’era una grande scalinata per
arrivare sul ponte di Rialto e Giuseppe Muolo mi ha chiesto se io volessi
salire, gli ho risposto di si, così, aiutato da Enzo, mi ha portata sul quel ponte
e lì ho provato una gioia grande. Ringrazio Giuseppe ed Enzo, che nonostante la
fatica mi hanno dato questa opportunità.
Non
so perché rimango a Vita Insieme, il motivo è che ho trovato degli amici con
cui faccio un casino e ai quali voglio bene
(o perché mi fanno il regalo di compleanno) e non immaginerei la mia
vita senza di loro.
Ringrazio
Tecla per avermi dato questa possibilità di esprimere quello che sento e che
volevo comunicarvi.
Spero
di non avervi annoiato e ci vediamo al prossimo articolo, sempre se me lo
faranno scrivere, perché non è sia un genio in questa cosa. E nelle altre? Buh.
MIEI
CARI AMICI…
Molti di voi nuovi, che frequentate
l’associazione “Vita Insieme”, forse non avete sentito parlare di Tina, Lucia e
Rossella durante i dialoghi serali dei giovedì, ne sono certa.
Anch’esse, socie da anni, meritano d’essere
conosciute, lo fanno urlando sul giornale.
Ci siamo eccome!
Qualche viaggio è venuto meno, ma la mente
segue gli spostamenti, le città, le guide turistiche, le risate, gli shopping
ad orari, l’allegria di Giannetto quando viene ritrovato!
Problemi a parte, siamo unitamente vicini:
cercate di vivere anche insieme a noi, vi pare?
Tina fatela navigare su internet poiché
compone versi sulla stampante elettrica vecchiotta…
Ma io viaggio col pensiero laddove altri
non osano arrivare…
Benvenga il mio approdo su VITA INSIEME….
Tina Spagnuolo
BALBUZIE E COMUNICAZIONE
Secondo l'Organizzazione Mondiale della
Sanità, la balbuzie e un disordine nel ritmo della parola e rappresenta un
vero e proprio handicap per chi ne è affetto, sia in età infantile sia adulta
e, in alcuni casi, in rapporto alla gravità, può compromettere la normale vita
di relazione. Il balbuziente è costantemente assillato dal controllo della
parola. La paura di balbettare porta alla costante attenzione di come esporre
il discorso. Infatti, il balbuziente sa bene quello che vuole esprimere ma non
è in grado di farlo a causa di involontari arresti. Infatti, secondo alcuni
ricercatori dell'Università di Amburgo, la balbuzie, che pare essere legata a
problemi genetici, è causata dalle scarse connessioni tra due aree della
regione sinistra del cervello.
Il disturbo, che si manifesta con la
ripetizione parziale di sillabe o frequenti interruzioni della frase a causa di
uno spasmo intermittente dell'apparato fonatorio, è un problema
comportamentale legato essenzialmente al linguaggio. Interessa tre fattori ben
definiti: un disturbo del linguaggio, come la ripetizione di parti o di parole
intere, il prolungamento di suoni e le pause inappropriatamente prolungate, le
reazioni degli ascoltatori, con una valutazione di indesiderabilità, di
anormalità e di inaccettabilità e, infine, la reazione del soggetto che
balbetta nel riconoscersi balbuziente. E’ fondamentale sottolineare che
l'ostinarsi a correggere il disturbo con rigidità è fortemente deleterio ed
inasprisce il già alto grado di ansia.
La balbuzie rappresenta essenzialmente
un problema di comunicazione che qualcuno ha definito "triade inceppata",
perchè il fenomeno coinvolge la persona che balbetta, la famiglia e gli
"altri". Purtroppo chi balbetta si sottopone continuamente al
giudizio degli "altri" che assumono, secondo i casi, benevola
comprensione, derisione o presa in giro e che costituiscono manifestazioni
estreme di una cultura e di una mentalità che non tengono conto della complessità
della persona umana. Basti pensare che chi balbetta è idoneo al servizio
militare di leva, ma non può fare carriera militare (?). Nei concorsi pubblici
spesso la balbuzie è considerata motivo di esclusione, mentre il Servizio
Sanitario Nazionale non prevede alcun rimborso per i corsi di rieducazione.
Ma, oltre ai lati negativi del problema, va considerato, sotto certi aspetti,
anche quello positivo, come dire "se sei balbuziente sei in buona
compagnia". Infatti, molti non sanno che tra i balbuzienti figurano
personaggi famosi come Demostene, oratore per eccellenza, rimasto leggendario
per i gravi problemi di balbuzie e per 1'originale metodo adottato per curarla
(i sassolini tenuti in bocca). In tempi più recenti si possono ricordare il
matematico Nicolò Cavallaro, detto Tartaglia, Clara Barton, fondatrice della
Croce Rossa Americana, Giorgio VI, Re d'Inghilterra, Winston Churchill, primo
ministro inglese, il filosofo Aristotele che non sapeva proprio niente di
balbuzie. Pensava, infatti, che si trattava di una malformazione della lingua.
L'attrice Marilyn Monroe, Luigi XIII, Re di Francia, Mosè, che secondo le Sacre
Scritture si era lamentato con il Signore perchè lo mandava a divulgare il
Vangelo con un linguaggio impacciato, allora il Maestro gli consigliò di farsi
accompagnare in quelle occasioni dal fratello Aronne che "aveva invece
una lingua speditissima". Ricordiamo anche W. Somerset Maugham, scrittore
e diplomatico, San Carlo Borromeo, Giulio Cesare, Cicerone, Vladimir Lenin, che
nonostante il disturbo divenne leader della rivoluzione russa, Anthony Quinn,
Fiorenzo Fiorentini, considerato anche il più grande attore balbuziente
europeo, Tony Renis, cantante, Ben Johnson, atleta, Woody Allen, attore e regista,
Cesare Maldini, ex CT della nazionale. Un blocco emotivo colpiva anche
Alessandro Manzoni, che oltre a rinunciare ad un posto in parlamento, per
l'assoluta incapacità di pronunciare una sola parola in pubblico, non riusciva
a scrivere nulla in presenza di qualcuno. Sta di fatto che ognuno vive la
propria balbuzie in modo diverso. Alcuni superano il problema, mentre altri
riescono a ridurlo, ma per venire incontro a queste persone è attiva
l'Associazione "Libera la parola", con sede in Pisa, alla quale ci si
potrà rivolgere, anche contattando il sito internet www.balbuzie.it.
Vittorio Polito