Traslocando… tra Passato e Presente


 

 


Un giovedì di Marzo 1994 ore 21,00

 

In via Veniero, zona vecchia Standa di via Omodeo, ora Bingo Ambassador, si ode un vociare intenso, un centinaio di persone di età compresa tra i 18 e 25 anni si parlano e si ascoltano, discutono e litigano, sono in continuo confronto, alla disperata ricerca di risposte agli interrogativi ritenuti fondamentali per quell’età: amicizia e studio, amore e sport, fede e lavoro.

Il gruppo è eterogeneo, dentro c’è di tutto, ogni tipologia della razza umana è adeguatamente rappresentata: l’alto e il grasso, il basso e il magro, il trascinatore e lo scocciatore, l’impulsivo ed il riflessivo; quello che più importa, però, è che il gruppo si vuole bene, e rispetta le diversità degli altri, ogni volta l’idea di ognuno viene prima attaccata e smontata, poi riassemblata in modo accurato per poter divenire prezioso patrimonio a disposizione di tutti .

Il gruppo è anche numeroso, ed ha voglia di continuare a crescere insieme, ed ha voglia di fare cose nuove sempre più aggreganti e più coinvolgenti.

Si alza una voce con una chiara inflessione napoletana: “OH!OH!OH!: UAGLIO’,  CHE CA’ MICA SSSTAMM A PAZZIA’!, dobbiamo cercare subito un’altra sede per inseguire i nostri sogni e realizzare i nostri progetti ”

 

Giugno 1994 ore 19,30

 

Caldo intenso, la stagione degli esami universitari è nel vivo, sono alla scrivania, alle prese con marketing internazionale (come vendere riso alla Cina e petrolio all’Arabia Saudita), squilla il telefono: è Mimmo che mi conferma che sarebbe passato a prendermi, con la sua Uno blu, per i “lavori” presso la nuova sede di Via Mameli.

Il consiglio di allora, dopo numerosi contatti ed estenuanti trattative economiche, ci aveva regalato una nuova sede, più grande, più spaziosa, dotata di un’area per la chiacchiera dentro e/o fuori (in seguito, i gavettoni ricevuti dagli inquilini del palazzo ci avrebbero fatto capire che la nostra rumorosa gioia e la nostra allegria non erano poi così gradite a tutti) e soprattutto in linea con la grandezza del nostro entusiasmo; le infrastrutture esistenti però, necessitavano di “piccoli ritocchi” per rendere l’ambiente accogliente e vivibile.

Per il lavoro edile l’abbigliamento era il solito, cari miei cecati, pantaloncini corti, canotta traforata, all-stars ai piedi, ma soprattutto spessi guanti da giardiniere per proteggere le delicate manine di uno studentello universitario…

In quei giorni l’incubo principale era costituito dai numerosi mq di moquette da rimuovere dal pavimento, bisognava prima “scartavetrare” la moquette e poi eliminare il residuo strato colloso presente sulla superficie: le braccia e la volontà però non mancavano.

Sull’uscio della nuova sede vedo il fisico asciutto di Enrico in elegante T-shirt verde militare, dietro di lui un giovane dagli occhialetti tondi e dalle forti spalle che, appena entrato, educatamente invita  (la legge era, è e sarà uguale per tutti!) a gettare via le sigarette allegramente brandite dai presenti in un ambiente ormai saturo di un pericoloso mix fumo-sudore-solventi chimici; poi, alla spicciolata, vedo arrivare tutti gli altri componenti della squadra del cantiere, ciascuno con la tenuta ritenuta più consona per il ruolo ricoperto (piastrellista, imbianchino, elettricista, operaio generico/specializzato, giullare e/o dama di compagnia…)

Il lavoro vedeva tutti impegnati, fianco a fianco, gomito a gomito, per il raggiungimento del comune obiettivo: pulire ed approntare tutto al più presto per avviare l’attività sociale già da  settembre.

Dopo la moquette, si levigarono i pavimenti, si inserì lo scivolo interno, si scrostò il muro a cui poi fu data una bella “mazzata” di pittura, si verificarono l’impianto elettrico e quello idrico e si posò, o meglio si rovesciò tutto quello che era considerato in più nel sotterraneo (a proposito, voi che avete chiuso via Mameli cosa avete trovato giù? i topolini sono cresciuti e si sono moltiplicati? è stato necessario l’intervento dell’ufficio di igiene?).

A distanza di anni ricordo un Andrea Irlandesi superstar, la sua produttività  era sicuramente doppia se non tripla rispetto a quella di un comune mortale, le sue possenti braccia macinavano mq a ripetizione, la sua determinazione e la sua abnegazione sostenevano tutti noi nei momenti di stanchezza e debolezza: che dire, un mito!      

 

Settembre 1994

 

Ultimati i lavori strutturali, effettuato l’ultimo controllo, attaccate le foto alle pareti, si può finalmente partire con a disposizione dei locali che, nel corso del tempo, avrebbero visto passare al proprio interno veramente di tutto di più.

E’ impossibile fornire un dettagliato elenco del campionario umano di volta in volta presentatosi in via Mameli: qualcuno era spinto dalla mistica visione di qualche conoscente che lo invitava a fare del bene ai “sofferenti”; chi inseguiva improbabili storie amorose; chi, alla ricerca di nuove esperienze (“possibilmente forti”); altri (il 90%) una volta conosciuto Robi e commesso l’imperdonabile errore di fornirgli il proprio numero di telefono, risultavano imbrigliati nella sua tentacolare rete fatta di pizze, cornetti, gelati, ma soprattutto piena di tanta tanta tanta simpatia.

E così, tra una rappresentazione teatrale ed un’uscita domenicale, tra un cineforum ed un laboratorio artigianale, tra una vacanza estiva ed un corso di computer, tra gli incontri del lunedì by Vitino Vatinno e quelli per la consulta sul volontariato, tra le assemblee dei soci e i programmi comunitari pro handicap, tra le riunioni dei vari consigli (grazie a tutti voi consiglieri, passati e presenti, ovunque siate) e gli incontri per il giornale, ma soprattutto giovedì dopo giovedì, sono passati 10 anni!

 

Luglio 2004

 

Adesso poi, come nelle migliori famiglie che non vantano il primato di “possedere” una casa propria, ci ritroviamo a raccogliere armi (termine infausto in questo periodo quanto mai belligerante) e bagagli alla ricerca di una nuova sistemazione.

Questa sede è diventata ormai troppo onerosa per le nostre possibilità, sempre molto esigue, e abbiamo deciso nostro malgrado di andar via, alla ricerca di una “location” meno esosa, pronta ad accoglierci, disposti come siamo anche a ridimensionarci nei metri quadri.

Enzo, con la sua proverbiale delicatezza nei modi e leggerezza nei tratti, ma con un cuore grande così , ci richiama alle responsabilità: i tempi stringono ed il 31 luglio (termine entro il quale liberare la “vecchia” sede) incombe, bisogna organizzare il trasloco!

E così, un manipolo di pochi ma buoni “volenterosi” si fa carico di questa impresa di non poco conto, considerato la quantità di oggetti, mobili, masserizie e quant’altro accumulatosi negli anni di via Mameli.

Stiamo per chiudere la nostra attuale sede, non certo l’associazione Vita Insieme (!), ma questo ci fa ugualmente un certo effetto, lo notiamo dalle espressioni di tutti quando viene comunicata la notizia: c’è chi, da saltuario frequentatore, manifesta meraviglia, non avendo colto la gravità della situazione e l’impellenza di questa decisione, e chi invece aveva già ben chiaro tutto quanto e immaginava che questo “passaggio” prima o poi sarebbe avvenuto e che anche questo capitolo della nostra storia associativa sarebbe stato scritto.

In tutti aleggia un certo senso di precarietà, di incertezza e paura per il futuro: riusciremo a trovare un locale che risponda alle nostre esigenze e ci consenta di realizzare le tante attività associative già svolte, che tanto contributo hanno dato all’unità e alla condivisione reciproca? ma soprattutto, riusciremo a non perderci di vista e a non disperdere le energie data la futura, sebbene transitoria, mancanza di un “contenitore” che funga da catalizzatore delle nostre idee?

Chi conosce e ama Vita Insieme sente che questo non accadrà e poi, i meglio informati tra noi sanno già che una manciata di impavidi “personaggi” associativi, per nulla scalfiti nell’animo da questo trasloco, hanno già sguinzagliato i propri segugi ed avviato la ricerca della nuova sede.

Ben presto la speranza rianima i cuori di tutti noi: riusciremo nell’impresa e, in attesa di vedere come va a finire, corre l’obbligo di fare una cronaca leggera dell’avvenuto trasloco, per certi versi anche divertente (provate a chiedere a chi ha caricato di tutto di più sui camioncini dell’AMIU).

A dir la verità, per la gran parte del tempo si è trattato di impacchettare, selezionare, catalogare, trasportare, sollevare e caricare pesi di ogni misura, ma tant’è, ce l’abbiamo fatta!

Il senso di soddisfazione è motivato dalla consapevolezza che ognuno di noi ha: la nuova sede e tutto ciò che comporterà il suo allestimento porteranno nuova linfa, rinnovato entusiasmo e voglia di fare in tutti noi, qualità mai sopite in Vita Insieme, ma che talvolta hanno bisogno di essere rinvigorite e un trasloco può servire anche a questo!

                                                                                                        Federico e Tania


 

 

VACANZE A ROSETO DEGLI ABRUZZI 

ED ALTRO ANCORA

 


Cari amici,

sono Pietro Maurantonio, colui che è stato nominato (da chi ha più titolo per farlo, ovvero i veri non vedenti o meglio… Vincenzo, Giuseppe ed Antonio)… “cieco ad honorem”, anche se “ci vedo”; devo dirvi che questa non è una carica che si riceve tanto facilmente e mi ritengo molto fiero di averla ricevuta.

Ricordo ancora molto bene la mia prima vacanza estiva con l’associazione “Vita Insieme” a Cesenatico, forse perché le prime esperienze sono spesso indimenticabili e speciali nei ricordi. L’ultima, invece, si è svolta a Roseto degli Abruzzi, in un bel villaggio turistico fornito di molti divertimenti, nonché di belle animatrici, simpaticissime barwomen e, tanto per accontentare anche voi ragazze, qualche insignificante animatore, ma roba di poco conto.

Le vacanze oltre che belle sono state molto rilassanti, per alcuni almeno, non certo per il mio gruppo (per noi rilassarsi è un optional) visto che su otto giorni di permanenza avremo dormito sì e no quindici ore. Si era molto impegnati a far passare il tempo divertendosi, con l’imbarazzo della scelta tra il mare e la piscina, tra una lezione di acquagin e una capatina al famoso “kamikaze”, sul quale si è cimentato anche Giuseppe “Bombolone” Piscopo, accompagnato da Alberto, benché sia rimasto scioccato, al punto che non ha voluto più ripeterlo. C’era anche una piscina con l’idromassaggio che a fine giornata era l’ideale per rilassasi e togliere la stanchezza  o per cercare di  far scomparire il tessuto adiposo in eccesso.

Una sera siamo anche stati nella discoteca-balera del villaggio. Personalmente mi ha fatto tornare in mente le serate danzanti che si organizzavano molti anni fa: la festa si faceva a casa di qualche amico, ma al momen-to delle danze tutti restavano seduti, tranne pochi coraggiosi che si alzavano azzardando due passetti alla John Travolta e subito dopo, per evitare di conti-nuare a far brutta figura… tornavano al proprio posto. 

Anche quest’anno non poteva mancare la mia abituale caduta. Eccola puntuale due giorni prima di tornare: era notte e, come al solito, facevo l’alba con i cecati e con la nuova amica Flavia; tornati al parcheggio del villaggio, mentre prendevo la carrozzina di Stefano… ci sono caduto sopra… Al momento non ho sentito nulla e ho continuato la vacanza come se nulla fosse successo. Dopo qualche giorno, al rientro a Bari, una notte ho avuto dei dolori alle costole; un amico mi ha trascinato al Pronto Soccorso, e qui ho scoperto che la mia “stupida” caduta mi aveva provocato una infrazione alle costole.

Purtroppo le Vacanze sono terminate e siamo ritornati tutti alla solita vita. Di diverso, dal punto di vista associativo, c’è che siamo in attesa di un nuovo posto dove “ricollocare” Vita Insieme. Spero che riusciremo a trovarlo quanto prima, così da poter inaugurare presto la nostra nuova Sede Associativa e poter riprendere le attività, specie quella del laboratorio artigianale del legno, che personalmente frequento da un po’ di anni.

E su queste riflessioni vi saluto, sperando che vi siano piaciuti i miei ricordi delle vacanze con Vita Insieme. A proposito, anche voi state già pensando alle prossime??

                                                                                                                                                     Piero Maurantonio

 

IL BOSCO DELL’AMORE

 

Sibila il vento nel mattino sereno

così come i miei pensieri

accarezzano la mia mente,

fischiando una melodia d’amore…

Mentre sorge il sole

nella brina cadente.

Fischia il vento nel mattino sereno

rasserenando i miei pensieri…

che vagano nell’immensità

ma il tuo pensiero non mi abbandona mai.

Pensare che ci sei mi rasserena l’anima.

Come il sole che sorge all’orizzonte…

Sul mare e alla sera la brezza

mi ricorderà la tenerezza delle tue carezze.

Soave ancella d’amore

Che hai con la tua tenerezza

conquistato il mio cuore…

Il bosco dell’amore è nei miei sogni.

Carlo Pacione

 


 

                                                                                                           


EMOZIONI RITROVATE!

 


Con il sottofondo del cd di Fiorella Mannoia, Pino Daniele, Ron e Francesco De Gregori mi accingo a scrivere l’articolo sull’immancabile viaggio dell’Associazione. Di solito a scriverlo è chi il viaggio lo fa per la prima volta perché è un’esperienza che ti lascia senza fiato. Questa volta però non è una “nuova”, ma una che di viaggi ne ha fatto già qualcuno in passato: il primo a Lignano Sabbiadoro nel 1995. C’ è  qualcuno che si ricorda ancora di Ciborg Ciber Sex 1?!!!

Sono passati quasi dieci anni e la forza fisica e l’incoscienza di allora si sono un po’ perse, ma sono rimaste quelle emozioni che da nessun’altra parte sono mai riuscita a trovare. Quell’affetto sincero e senza tempo che anche dopo qualche anno d’assenza ho ritrovato e riscoperto immutato.

Non ho intenzione di fare la cronaca della settimana passata a Roseto degli Abruzzi anche perché a differenza degli altri viaggi che ho fatto è stato di tutto relax: nel villaggio Lido d’Abruzzo mattina al mare, pomeriggio in piscina. Non male, vero? Grazie Presidente per averlo organizzato.

Vorrei farvi partecipe delle mie emozioni. Daniela mi ha riconosciuto senza battere ciglio, Tommy mi ha perdonato di un GRAVISSIMO sgarbo che gli avevo fatto in passato, Roberto è sempre il solito sempre pronto a fare “ca(s)ino”. E Gianni? Una chicca: venerdì sul pullman, loro in partenza per visitare Atri ed io in procinto di tornare a Roma, gli ho detto: “Ciao Gianni, io vado non ci vediamo più”, lui nella sua solita semplicità mi ha risposto: “E VAI”. Ma che dire dei “cecati” (al secolo Pino Piscopo e Antonio Garofalo)? Mi hanno fatto sempre un po’ paura: troppo casinisti, troppo esuberanti. Ci siamo ritrovati cresciuti, più maturi e abbiamo avuto modo, voglia e tempo di parlare e ridere insieme, di prenderci in giro. A proposito Pino, com’è che si diventa ciechi?!! Poi Carlo, Maddalena e Maria Pacione, che mi hanno sempre dimostrato un grande affetto, l’immancabile Piero Maurantonio, Federico Quero e l’esimio presidente ZIA Tecla (grazie di tutto) con la sua fantastica “nipotina” Noemi e le loro compagne di stanza Mariangela e Flavia.....

Impossibile non nominare Giuseppe Muolo ed Enzo Iuliano, con cui ho avuto ancora una volta il piacere di chiacchierare per riaggiornarci sulle ultime vicende di vita.....

Ed infine le mie compagne di stanza: Fiorenza una pietra miliare, immancabile e assolutamente affidabile, praticamente fantastica. E le due fanciulle? Scusate mi correggo, le due SUORE! Raffaella e Sara. Per tutta la settimana non sono andate mai a dormire dopo le 23:30. Ma avete capito di chi sto parlando? Raffaella De Benedittis e Sara Spinelli, quelle due che in passato per andare a dormire le dovevi convincere a frustate! Ma ho saputo che l’ultima sera la bella Raffaella all’1:30 di notte voleva andarsi a bere qualcosa al bar! Hai aspettato che andassi via io per darti una botta di vita?

Se ho tralasciato qualcuno, soprattutto quelli per me nuovi, è solo per non fare l’appello di tutti i presenti. Grazie a tutti per avermi dato ancora tanto. Spero di essere stata alla vostra altezza. Prima di concludere ho da fare delle scuse pubbliche ad Alberto. Ho peccato di presunzione, non avrei dovuto.

Un enorme abbraccio a tutti, siete sempre nel mio cuore.


                                        Silvia Marrone

E non chiamatele vacanze diverse…

 

Ed anche per quest’anno le vacanze estive sono terminate. Di queste, però ne avrò un ricordo più vivo perché segnate da una bellissima esperienza.

Sono Stefano, un ragazzo di 22 anni studente a Bari. Un giorno guardando la tv, rimasi colpito da un servizio televisivo che riassumeva una settimana di vacanze estive vissuta da disabili al mare.

L’idea di trascorrere una settimana di vacanze con ragazzi diversamente abili e  divertirmi assieme a loro mi piaceva molto. Iniziai a cercare su internet indirizzi di Associazioni che facessero questo tipo di esperienza, senza molto successo.

A maggio tramite un amico di facoltà ho scoperto l’Associazione “Vita Insieme” e non ho avuto nessun problema ad entrare da subito nello spirito che questa Associazione si porta da più di una quindicina di anni grazie anche alla semplicità e disponibilità della gente che la costituisce.

Ho partecipato così alle vacanze organizzate dall’Associazione che hanno avuto come luogo prescelto per quest’anno Roseto degli Abruzzi. E’ stata una bellissima settimana trascorsa all’insegna dell’allegria, del divertimento e della spensieratezza. La cosa che mi ha molto colpito è stata la vitalità di questi ragazzi dimostrata durante tutta la settimana: la mattina si andava in spiaggia, il pomeriggio tutti in piscina e la sera, dopo lo spettacolo dell’animazione, ci si intratteneva cantando, chiacchierando o scherzando fra di noi fino a notte fonda.

Ciò che mi ha fatto molto piacere è stato l’affetto che hanno dimostrato anche nei miei confronti nonostante fossi l’ultimo arrivato.

Inutile nascondere la tristezza del dopo vacanze, ripensando alle cose fatte, alle espressioni di gioia sui loro visi, alle lunghi nottate. Mi manca anche il loro affetto così sincero quanto profondo.

Era proprio l’esperienza che volevo fare, di quelle che ti riempiono e che ti fanno scoprire quei valori tanto più semplici quanto più gratificanti.

Avverto una bella sensazione dentro di me, ossia la consapevolezza di aver costruito un bel rapporto con i ragazzi e con il resto del gruppo e credo ci siano tutti i requisiti per rafforzarlo.

 

Stefano Scarciolla

 

 

 

“METTI IN MOTO L’HANDICAP”

 


L’ormai consolidata amicizia con due vespisti come Lia e Marco ha portato tutti noi ad un’ennesima preziosa opportunità di avvicinarci concretamente al mondo dell’Handicap ed in particolar modo verso l’associazione Vita Insieme della quale loro fan parte.

Questa associazione barese nata dalla collaborazione tra disabili e non, ha al suo attivo numerose iniziative che coinvolgono i loro ragazzi. Tra queste: laboratori teatrali, laboratori artigianali, giornalino, viaggi, escursioni…Questo piccolo e silenzioso fiore all’occhiello dell’impegno civico e sociale, ha però, come tutte le associazioni, una propria sede e dei costi cui far fronte per poter attuare la sua filosofia del fare. L’intelligenza poi del presidente, Tecla Mattia, dotata di una grande carica di umanità e sensibilità, ha coinvolto tutti noi, facendoci sentire da subito una piccola parte della loro colorata famiglia. Ci siamo detti così, cosa possiamo fare di utile e concreto per dimostrare la nostra stima verso questo gruppo, noi che abbiamo delle belle vespe e tanta voglia di divertirci e perché no, far divertire?

E’ stato proprio partendo da queste convinzioni che una sera, dinnanzi ad una buona birra, ha preso corpo l’idea di una giornata in cui far sì che la nostra passione per le due ruote sconfinasse oltre il puro svago. Si è così pensato ad una passeggiata sul nostro bel lungomare in cui poter esporre i nostri mezzi, ma al tempo stesso offrire il nostro sellino a dei passeggeri davvero speciali per condividere con loro l’ebbrezza del vento in faccia e il piacere di una domenica tutti insieme senza pregiudizi. Dopo averne discusso al motoclub e poi con gli amici di Vita Insieme, il progetto ha cominciato a camminare con le sue gambe. Grazie poi alla disponibilità della Capitaneria di porto, del Comando dei Vigili Urbani e del Comune di Bari, tutte le autorizzazioni sono divenute pure, snelle formalità. Per una domenica mattina la rotonda di piazza Diaz era a nostra completa disposizione per far festa e l’appoggio delle forze dell’ordine ha dato forza al nostro piccolo grande progetto, accrescendo, da subito, la convinzione che tutto si sarebbe svolto nel modo migliore.

L’ingresso poi di uno sponsor importante, ha definitivamente reso possibile la metamorfosi di un’idea nata per caso, in un contributo concreto ad un’associazione barese assai impegnata nel sociale.

Ha inoltre consolidato in noi la convinzione che questa iniziativa non resterà isolata ma che ad essa ne seguiranno altre perchè come recita la frase che casualmente ho trovato in questi giorni in un cioccolatino, “ dare gioia dà anche gioia”.

E sì, perché alla fine questa è l’emozione che tutti abbiamo portato a casa con noi e ancora portiamo. Qualcosa che fa star bene dentro e noi …….abbiamo davvero bisogno ancora di questa sensazione!! Alle volte basta poco per realizzare cose pregevoli, l’importante è dedicare un po’ del proprio tempo, quel tempo che oggi sembra forse il bene più prezioso. Avere la pazienza di ascoltare qualcuno o di offrirgli un po’ di attenzione. Alla fine il volontariato è anche questo.

Ma parliamo un po’ adesso di come si è svolta la manifestazione.

E’ stata una magnifica giornata di sole. La rotonda con i due chioschi delle associazioni pieni di palloncini colorati, vespe  lambrette e auto un po’ speciali, ha offerto una cornice molto festosa. Abbiamo giocato un po’ con le vespe facendo piccole gare di abilità tra i birilli, e questi minispettacolini hanno divertito tutti, anche i più distratti che magari passavano di lì per caso. I ragazzi dell’associazione hanno così assistito a queste evoluzioni piuttosto insolite per loro. A questo punto c’è stata poi la passeggiata per le vie del centro e sul lungomare. Colgo ora l’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno messo a disposizione la loro moto o auto per arricchire la manifestazione e offrire un sedile in più. Nessuno è rimasto a terra e questo è molto bello. Ancora un grazie a tutti per la sensibilità che hanno dimostrato e per la grande umanità che questa giornata ha espresso.

All’ora di pranzo siamo poi andati tutti insieme al Prater di Ceglie per la festa. Lì abbiamo mangiato e ballato fino a pomeriggio accompagnati dalla musica dal vivo, in un clima di grande e sincera amicizia. Il ricavato dei biglietti della festa è stato un ulteriore piccolo contributo alle casse della associazione Vita Insieme.

Insomma, abbiamo raccolto dei fondi, abbiamo sensibilizzato la gente, abbiamo fatto divertire, ci siamo divertiti e penso che tutte queste attività si siano conciliate alla grande avendo quindi centrato in pieno l’obiettivo auspicato e ciò, grazie all’impegno di tutti, nessuno escluso! Grazie poi all’amico Saverio abbiamo visto sulla rotonda alzarsi i suoi artigianali aquiloni come in un’azzeccata metafora di libertà e leggerezza che questa manifestazione ci ha fatto assaporare. Probabilmente quegli aquiloni hanno volato perché un vento quella mattina soffiava… è il vento dell’impegno civico e sociale che tocca a tutti noi alimentare più spesso e far sì che soffi sempre forte. Sappiamo tutti quanto sia difficile trovare il tempo e la testa giusta per darsi da fare ma, come abbiamo visto, ogni occasione è quella giusta e non va lasciata scappare.

Questa volta ringraziamo il nostro motoclub per questa splendida opportunità e… speriamo di averne altre in futuro.

                                                                  Ciro Casella

 


                                                                                          

 

INVIATI SPECIALISSIMI

 


27 Giugno 2004. Auto e moto sulla linea di partenza: non ci sono i camion, quindi non è la Parigi-Dakar. Non sembra neanche un gran premio! Di cosa si tratta? Eccoci tutti qui riuniti a Bari, in Piazza Diaz, per il motoraduno accompa-gnato da un bello slogan “Metti in moto l’handicap”.

Motto ideato, anche per dare un pugno nello stomaco a tutti i dormienti che nella calda estate preferiscono assopirsi e non pensare alle problematiche sociali. I nostri insuperabili Marco e Lia coadiuvati dalla  “grande” presidente e dal Moto Club “Mille miglia” di Capurso  hanno messo su tutto questo “gibillero”.

Anche io e Antonio ci infilammo ognuno su una vespa; io avevo problemi col casco perché, come tutti gli abiti, mi andava stretto.

Io non credevo che una moto avesse potuto sostenere il peso di Giuseppe.

Dice bene Antonio: infatti, il mio conducente controllava di tanto in tanto la gomma posteriore per paura che scoppiasse.

Sembravamo grandi star, c’erano telecamere su tutto il percorso della sfilata, fatta dai mezzi nelle vie del centro. Rossella si accomodò su un sidecar, ma non si fece sfuggire la compagnia maschile di Marco (amico di Tecla) che era con lei sul mezzo. Mentre la nostra presidente e altri buontemponi “scialavano” in auto d’epoca lucidate di tutto punto. Naturalmente tutti noi indossavamo magliette e capellini dell’associazione, realizzati per l’occasione.

Chissà quanta ilarità avrebbe scatenato il Muolo, se ci fosse stato, peccato che quel pezzo di vicepresidente era assente per sistemare lavori arretrati del suo Studio; ma a rappresentarlo c’era la sua bella consorte, anche lei a bordo di una moto.

Quando il sole ci ebbe arrostiti ben bene togliemmo baracche e burattini e volammo tutti verso il Prater a Ceglie del Campo.

Volammo si fa per dire: vorrei vederlo Giuseppe, data la sua mole, librarsi nell’aria!!!

Lì ci rinfrancammo mangiando. Ogni nostro evento deve sempre terminare a tarallucci e vino, pardon a lasagne risotti e chi più ne ha più ne metta.

Noi due ci sistemammo al tavolo presidenziale dove erano già seduti Marcello e Luigia che ci avevano invitato a banchettare con loro.

Mentre io giravo dando fastidio ad ogni tavolo persi Antonio, ma presto lo ritrovai mentre si contorceva ballando con una delle vespiste: ecco il mio compare di mille avventure dov’era finito.

Ed ora musica maestro, anzi maestra!!!

Ad allietare la giornata c’era il gruppo dei QUEIMADA, nostri amici che ci ritrovammo lì per caso.

Quando arrivammo sentimmo delle voci familiari che ci chiamavano: Antonio, Giuseppe! Erano loro Mariella, Roberto, Nico, Marco e Dario, i Queimada. Cosa ci facevano lì? Erano stati contattati da Lia e suonarono per noi tutto il pomeriggio. Nel bel mezzo del concerto fummo chiamati con loro sul palco e ci esibimmo con il nostro asso nella manica: “Addò ammà scì a vedè l’Italia”, cercammo di rendere lo spettacolo quanto meno indegno si potesse.

Poi Antonio continuò imperterrito con “Certe notti” e, nel frattempo, si avvinghiò alla cantante.

E basta!!!!! Hai rotto le……. Scatole.

Dopo questi numeri circensi ci gustammo una bella fetta di anguria che ci rinfrescò la gola.

Eravamo stanchi ma felici, come al solito era andato tutto per il meglio. Non ci restava che ringraziare “il cielo” e darci appuntamento alla prossima


Antonio Garofalo & Giuseppe Piscopo

 

 

RINGRAZIAMO…

 

Rosa Barletta, Monopoli (BA) - Donato Benegiamo, Bari - Sergio Bernardini, Bari - Padre Giuseppe Bortone, L’Aquila – Ciro e Domenico Casella, Bari – Alessio Cataudella, in memoria della “Principessa” Titty, Augusta (SR) – Eugenio Cavalcanti, Bari - Krizia Chianura, Bari – Delia Chieppa Mitolo, Bari - Francesco Saverio Cognetti, Putignano (BA) - COIMBA. Bari – Nicola Colaianni, Bari - Giuseppe Cosentino, Bari – Antonia De Lucia, Bari - Enza Donvito, Bari - Alessandro Evangelista, Bari –– Liliana Ferrarini, Bari - Gabriella Fumai, in ricordo di Titty, Bari - Paola Izzo, Bari - Rossella Lattanzi, Bari – Vito Leddomade, Cassano delle Murge (BA) - Mario Lezza, Bari - Michele Lovecchio e Emma Sabatelli, Bari – Franca Madonna, San Leo - Vito Mariella, Bari - Giuseppe Martino, Bari – Nicola Masotti, Noicattaro (BA) - Antonio Mastrorilli, Bari - Piero Maurantonio, Bari – Saverio Medici, Bari - Paola, Michele e Francesco Mongelli, Ceglie Del Campo (BA) - Antonella Montrone, P. Di Brenta – Teodoro Morfeo, Bari – Vito Nanna, Bari - Maria Paola e Claudia Palmieri, Bari - Amelia Palmate', Bari – Nicola Paparella, Carbonara (BA) – Aldo e Mariella Pastore, Bari - Giovanni Pedote, Capurso – Maurizio Poliseno, Bari - Vittorio Polito, Bari - Maria Quaranta, Bari – Franco Rebellato e Lucia Mongelli, Bassano del Grappa (VI) – Antonello Russo, Bari - Nicola Sasanelli, Bari – Liliana Scicutella, Bari - Anna Sebastiani, Bari - Tina Spagnuolo, in memoria della mamma Domenica, Noicattaro (BA) - Filomena Tatulli, Bari – Filomena Tauro, Bari – Paola e Marino Trentadue, Milano - Ursula Venafra, Noicattaro (BA) - Lorenzo Verdillo, Bari -  Angelo Volpe, Modugno (BA) – Maria Francesca Guarnieri Vurro, Bari

                                                                                                          …PER LA LORO GENEROSITA’.

 

 

 

Pubblichiamo un articolo apparso sul quotidiano “la Repubblica” il 5.9.2004

 

“MIO FIGLIO AMMALATO DI SPINA BIFIDA”

 

Caro direttore,

sdraiato sul letto, mio figlio mi dorme a fianco, stringe tra le mani il suo cagnolino. Siamo appena tornati dal teatro di Villa Borghese, dove un gruppo di ragazzi africani recitava uno splendido “Pinocchio nero”. Lui ha seguito lo spettacolo riconoscendo i personaggi, chiedendo della balena e di Geppetto, della scuola, che anche lui, come Pinocchio, dovrà iniziare tra pochi giorni. Prima elementare.

Anche lui camminava come Pinocchio. I lunghi tutori di metallo, dalla coscia al piede, snodati al ginocchio, gli davano quell’andatura caratteristiche delle marionette. Oggi lui stesso ride nel vedere Pinocchio che cammina così. E’ nato con una grave malformazione che si chiama spina bifida. Si è appena addormentato, io leggo “Repubblica” di giovedì 2 settembre e mi fermo all’articolo in cui si intervista il medico che in Olanda pratica l’eutanasia ai bambini. Leggo: “Hai mai visto un bambino con spina bifida? Ecco, questo è uno di quelli che abbiamo ucciso”.

Poso il giornale, mi fermo lì, a pagina 13. Prendo il libro sul comodino, inizio a leggere mentre lui continua a dormire. Il libro mi prende, leggo trenta pagine, ma non ce la faccio, dentro di me cresce rabbia e sgomento. E penso: ma come? Avere mai visto un bambino con spina bifida? Io s’. E’ mio figlio. Ed è bellissimo, vivace ed intelligente. Ha due occhi neri neri. Dorme tenerissimo con la sua schiena appoggiata alla mia. La mamma e la sorellina sono fuori e ha quindi il permesso di stare nel lettone. E’ un bimbo come tutti gli altri. Va a scuola, ha degli amici che lo cercano per giocare assieme.

Quel medico pensa che bambini così non meritino di vivere. Io penso il contrario. Lo penso perché e mio figlio. E quando lo incontrammo per la prima volta in quella stanza di ospedale, dove da troppi mesi aspettava una mamma e un papà adottivi, le gambe ingessate e gli occhini neri che mi scrutavano dritti, non ho pensato di cercare un medico che gli desse la dolce morte. Ho pensato solo che dal qual giorno sarebbe diventato nostro figlio. E il medico che abbiamo incontrato, i tanti medici, gli hanno regalato la “dolce vita”. L’ortopedico pian piano gli ha raddrizzato i piedi. Il neurochirurgo gli ha inserito una piccola valvola per drenare dalla testa l’acqua in eccesso, evitando che diventasse idrocefalo e l’urologo gli ha evitato che potesse avere gravi infezioni per le difficoltà di urinare. Sono questi i medici di cui ha avuto bisogno mio figlio. E non di chi gli regalasse la morte. E ora vi prego, non immaginate mio figlio come un bimbo infelice che vive in ospedale. Perché lui oggi vive esattamente come i suoi coetanei. Con le sue nuove scarpe ortopediche corre, salta e gioca. E’ felice come sua sorella, che di handicap non ne ha.

Mi spaventa l’eutanasia, l’aborto terapeutico, l’eugenetica. A chi fanno paura i diversi? Chi soffre davvero, i sani o gli handicappati?Siamo davvero sicuri che dare loro la morte è fare la loro felicità? O vogliamo solo una società di sani? Io credo che si debba lavorare per costruire città a misura di tutti, a partire dai bisogni di chi ha più difficoltà. Ospedali in cui ci siamo medici e infermieri capaci di guardare negli occhi i loro pazienti, di capire cha hanno di fronte una persona, che potrebbe essere il loro figlio… e io a mio figlio non voglio regalare la morte.

Per fortuna viviamo in uno Stato in cui secondo la Corte di Cassazione (sentenza numero 14.488 dell’agosto 2004) “sostenere che il concepito abbia un diritto a non nascere, sia pure in determinate situazioni di malformazione, significa affermare l’esistenza di un principio di eugenesi o di eutanasia prenatale, che è in contrasto con i principi di solidarietà dell’articolo 2 della Costituzione”. E quando mio figlio avrà l’età per farlo, scriverà lui stesso cosa ne pensa e vi dirà se avrebbe preferito nascere in Olanda.

                                                                                                                                                          Luigi Vittorio Berliri

                                                                                                                 (consigliere comunale di Roma)