GIORNALE ottobre 2002
IL VOLO DEL "GABBIANO"

Carlo Pacione quinto fra i vincitori di un premio letterario nazionale

Tre anni fa un banale incidente stroncava la vita di Valeria, una ragazza diciottenne che amava scrivere poesie e che faceva volontariato nell'UNITALSI, sensibilizzata anche dal dramma della sorellina disabile. Alla sua memoria è stato istituito un premio nazionale di poesia, il "Premio Letterario Valeria", che ha visto quest'anno la sua prima edizione.

Un famoso poeta della nostra associazione, messo al corrente di questa opportunità di sfoderare il proprio  talento, ha deciso di partecipare nella sezione riservata ai disabili inviando tre suoi componimenti. Ma i mesi passavano senza alcuna notizia. La delusione cominciava a farsi strada. Finalmente, poco prima della partenza per le vacanze, una lettera lo invitava a recarsi a Rieti il          21 settembre, per la premiazione della sua poesia "Io,gabbiano", classificatasi al quinto posto!

Dopo qualche difficoltà e un poco di sfortuna, è stata rapidamente organizzata una trasferta a Rieti con alcuni accaniti fans dell'artista. E così Carletto nostro ha sentito pronunciare il proprio nome nell'elenco dei vincitori, davanti ad un pubblico che ha ascoltato in religioso silenzio la declamazione della sua poesia e lo ha applaudito con calore. Chi era presente può dire che quei versi risuonavano importanti come quelli dei libri scuola, e toccanti come quelli che ci copiavamo sui diari da adolescenti. Siamo stati orgogliosi di lui, felici     che il nostro timido e silenzioso amico Carlo fosse quel giorno la persona più importante fra noi. Il gabbiano senz'ali ha spiccato un bellissimo volo, planando gioioso davanti a quei volti sconosciuti che gli sorridevano e lo applaudivano.

L’esperienza del nostro amico ci rallegra e ci fa riflettere. Carlo ha dovuto interrompere gli studi molto presto, soprattutto perché le scuole non erano ancora attrezzate per gli studenti disabili. Per lui è stata una grossa rinuncia, perché gli piaceva studiare. Ma è riuscito con ogni mezzo a coltivare la sua passione per la             poesia. Gli basta una mano in prestito, ed ecco che si compongono immagini di paesaggi fiabeschi, di cavalli in corsa e di misteriose fanciulle. Un mondo fantastico non privo di malinconia, che allarga i suoi orizzonti oltre i limiti del vivere quotidiano senza però mai

dimenticarli. E' il mondo in cui Carlo comunica se stesso agli altri: penso che tutti lo abbiamo capito più attraverso le sue poesie che attraverso le sue parole. Con questo suo grande mondo interiore, Carlo ha saputo confrontarsi con il mondo esterno. Ha saputo rischiare di essere ignorato, deluso e sconfitto. Ha accettato la posta in gioco e si è buttato. E ha vinto. Perché ai gabbiani le ali si aprono quando si lanciano in volo. Complimenti, Carlo!

Carmela Montro


I BENEFICI DELLA TECNICA

Piccoli accorgimenti per una migliore qualità delta vita

Una sera un mio amico disabile, mentre lo accompagnavo a casa sua, mi chiese di citofonare a suo padre per chiedergli di accendere, dal suo appartamento, il trasformatore per attivare il servo-scala.

Incuriosito, gli chiesi per quale ragione ogni volta dovesse citofonare ai suoi familiari per far funzionare il servo-scala. Mi rispose che non poteva tener sempre alimentato il trasformatore di "alimentazione macchina", in quanto consuma energia ed è rumoroso. Allora gli proposi di installare un telecomando per attivare il servo-scala.

Ho provveduto a posizionare un ricevitore con piccoli automatismi, accanto al suo trasformatore a consegnai al mio amico un telecomando di piccole dimensioni con due pulsanti: il primo pulsante gli permetteva di attivare il trasformatore del servo-scala, il secondo pulsante avvisava per mezzo di una suoneria, l'arrivo al pianerottolo.

II mio amico da allora ha più autonomia, può rientrare a casa anche quando i suoi genitori non ci sono. Ancor più utile, se si vive soli.

Il servo-scala non necessariamente deve essere comandato dal telecomando radio che viene dato in dotazione. C'e un'altra soluzione più comoda che evita di dover stare in un determinato punto per poter gestire la piattaforma. Sempre un telecomando bi-canale, può permettere di comandare il servo-scala pur stando in un qualsiasi punto dello stabile.

E ancora: un disabile per mezzo di un telecomando multicanale ed un ricevitore multicanale, può avere più autonomia anche in casa. Ad esempio:

-           può abbassare o alzare l'avvolgibile della propria stanza (premesso che sia motorizzata);

-            collegato all'impianto videocitofono o al classico citofono dell'appartamento, si può aprire il portone (fondamentale, magari, se l'attuale citofono è troppo alto).

Sempre per mezzo dello stesso telecomando multi-funzione, dotandolo di un pulsante (rosso), si può attivare per mezzo combinatore telefonico l'invio di un messaggio di richiesta di aiuto ad un familiare o ad un servizio di TELESOCCORSO convenzionato con la famiglia del disabile.

Per quanto riguarda gli amici disabili che trascorrono la maggior parte del tempo a letto, la soluzione sarebbe quella di poter installare un apparecchio multi-funzione chiamato CITOTELEFONO. Tale apparecchio dà la possibilità di rispondere al telefono di rete fissa per mezzo di un cordless e, sempre dallo stesso, rispondere al citofono, aprire il portone e, dotando la porta d'ingresso di una elettroserratura, si può usufruire dell'apertura della stessa. Inoltre, il citotelefono è installabile sulla maggior parte dei nuovi impianti citofonici in commercio, della nuova generazione.

Grazie al mondo delle trasmissioni radio, quindi, si può agevolare un disabile ad espletare determinate funzioni che, altrimenti, sarebbero per lui impossibili.

Antonio Malerba

TARVISIO: Signori, che vacanza

Anche quest’anno l’allegra brigata di "Vita insieme" si è data appuntamento per raggiungere una località vacanziera dove scaricare lo stress di un intero anno associativo.

Eravamo tutti pronti ad affrontare le lunghe ore di viaggio per raggiungere Tarvisio; quella zona tra Italia ed Austria, che un tempo fu terra di guerre e di battaglie e che oggi è nuova frontiera per l’unione europea, era la meta da conquistare per le nostre scorribande e le nostre piratesche imprese.

Si, avete capito bene, dopo quattro anni siamo tornati a respirare aria friulana.

Appena imboccammo l'autostrada Mariangela Palma fece notare a tutti noi di avere una gran fame, infatti, raccatto cibo di qua e di là.

Giunti in albergo, il signor Anselmi, direttore delta struttura, ci accolse con un gradito e succulento pranzo, bagnato da un buon vino.

Quello stesso giorno dopo cena si aprirono le danze, "tutti in pista, si baila", e iniziammo a ballare per smaltire gli abbondanti pasti della giornata.

Durante uno di questi appuntamenti in discoteca Sara Morfeo volle insegnarmi a ballare la bomba facendomi sculettare sul movimento sexy ma con un passo inconsulto, non essendo ballerino provetto, le diedi un assaggio di quel "movimento sexy" sul piede e dovetti trattenerla perchè stava cadendo rovinosamente a terra travolta dal mio "peso!!!", e immaginate cosa significa avere Pino Piscopo addosso.

Una sera però, rinunciammo a fare i discotecari e ci riunimmo intorno ad una chitarra per cantare qualche canzone. Il buon Giuseppe Muolo sembrava ringiovanito di dieci anni mentre suonava la chitarra come una rockstar.

E fu proprio quella sera che ci rese omaggio la banda, con il sindaco in testa, di un paesino dell’Abruzzo, infatti, quella notte si fermarono dei musici che dovevano andare a fare un gemellaggio a Budapest e così, fiato alle trombe, (la tromba c'era davvero), iniziammo a fraternizzare, alla nostra maniera, con questi nuovi amici.

Arrivò il giorno di andare a Venzone, appena messo piede a terra chi ti trovo? Il mio socio Antonio Malerba che mi disse: "Socio vuoi venire ad assaggiare un po’ di prosciutto san Daniele?”

Io risposi: "Agli ammalati si dice vuoi! E fu lì che venimmo beccati da fotografi d’assalto sulle scale di una chiesa mentre degustavamo il prelibato prosciutto.

Nello stesso pomeriggio altri, compreso Antonio Garofalo, s'imbarcarono sul pulmanino per visitare un agriturismo dove poi saremmo andati a mangiare.

Mi divertii in quella visita, infatti, mentre Pino si deliziava a Venzone, io Michelangelo e Marco spingevamo dei tacchini verso valle, insomma divenimmo dei pastori abbastanza originali.

Michelangelo, inoltre voleva immortalare da vicino una mucca ed il suo vitello ma, mentre stava tentando di fotografarli, un movimento del piccolo lo spaventò facendolo cadere a terra come un sacco di patate.

Poi finalmente arrivò il giorno di andare a mangiare in quella struttura e dopo esserci riempiti tutti gli angoli dello stomaco, anche i più reconditi, con un piatto unico tipico di quelle parti, uscimmo fuori e notammo che tra i vari animali c'era una giumenta, quella malcapitata si dovette trasportare in un bel giro attorno allo spiazzo quasi tutti i consociati, compresa Lia che quasi ogni volta era seduta dietro a chi si scopriva cavallerizzo.

Anche l’avvocato Muolo volle tentarci e lo vedemmo "divertirsi" ben accomodato dietro a Carmela.

Andammo anche a Velden dove c'e’ un bel lago, io e Pinuccio Paparella parcheggiammo il pulmino ed entrammo in un bar per un bisogno impellente e dopo essere usciti non riuscivamo più a vedere dove erano gli altri, quasi ci percorrevamo il lago tutto attorno per trovarli; cercavamo, soprattutto, Antonio e Vincenzo che volevano fare con noi il bagno e dopo tanti percorsi, il tempo volgeva al peggio, pensavamo di non farcela più e, invece, eccoli là che stavano ammirando dei prodi barcaioli "la famiglia Muolo, Lia e tanti altri che avevano noleggiato delle barche a motore".

Ci posizionammo tutti e quattro sul bordo del lago, dopo essere entrati senza pagare perchè iniziava a piovere, ci spogliammo, sotto avevamo i boxer già pronti ed eccoci nel lago, io di sotto attaccato come una specie di polipo per camminare nel lago e gli altri intrepidi sul trampolino a fare vari tuffi.

Ci asciugammo, ci rivestimmo tutti insieme e ripartimmo, via alla volta del pullman.

E venne la volta di Lubiana: molti di noi eravamo muniti di documenti di identità ma purtroppo alcuni non lo avevano e fu così che il sottoscritto si addormentò in pullman durante il viaggio, al mio risveglio ci ritrovammo come una banda di profughi in attesa del visto, lì sulla terra di nessuno. Fortunatamente Antonio aveva recuperato le stecche di sigarette che là costano di meno. Quei pazzi dovettero tornare al commissariato di polizia per il permesso (peccato che non li arrestarono). Finalmente l’ora arrivò e partimmo.

Durante il viaggio verso la capitale slovena il noto zio di Giuseppe Muolo, per tutti ormai divenuto zio Saverio, molto interessato a quella terra, ebbe modo di informarsi di usi costumi e attività del posto e, così, durante il percorso lo vedevamo andare avanti indietro per il pullman a domandare alla guida "Ma qual so’ le usanze du poste?" “Ma ce fatiche fescene do’?”; la guida, forse ridendo più di noi, gli spiegava tutto ciò che sapeva sulla Slovenia. Arrivati alla cattedrale di San Nicola a Lubiana zio Saverio raggiunse il massimo della sua curiosità e a un certo punto, nell’ammirare estasiato la bellezza architettonica del frontale, chiese a tutti noi “Ma ce mille iè cuss?”, intendendo evidentemente (!) conoscere l’anno di costruzione. E quando vedemmo i dipinti della chiesa, zio Saverio ci disse "Chiddde so’ fatte che i cheliure de’ terre, i cheliure naturole". Non ci saremmo mai aspettati che lui fosse così esperto di architettura e pittura: zio Saverio, però, ha sempre pronta una sorpresa nel taschino.

Gianni Zonno mise a dura prova la pazienza dell'ingegner Caruso facendolo tornare in camera per recuperare il suo adorato flauto.

E come ogni vacanza che si rispetti anche qui sono sbocciati gli amori: come non dimenticare la cotta di Antonio Colella per la dottoressa Mia!!!! E per sdrammatizzare tutto Colella nel giorno del suo compleanno durante una sua elucubrazione disse: "Era meglio quando ero piccolo, c'erano molti problemi in meglio".

Non possiamo dimenticare zio Saverio in versione americano a Parigi mentre spendeva e spandeva offrendo da bere a tutti. E quando un giorno voleva pagare il caffè a Bruno Corrente al bar dell'albergo, mentre Bruno si accingeva a pagare gli disse "Uagneon ce stè fosce".

Michelangelo ancora ricorda una fantasmagorica chiamata del consiglier Piscopo alla reception che con voce da diplomatico diceva: "Per cortesia vorremmo delle grucce e quattro caffè alla 323". Non avrei mai pensato che una mia telefonata così seria avrebbe scatenato tanta ilarità e sarebbe rimasta nella mente altrui per dimostrare che oltre a fare il pagliaccio so fare anche il serio, in effetti riesco a recitare un po’ tutte le parti alla rinfusa.

A chi non ha mai provato l’esperienza vacanziera gliela consigliamo di vero cuore: dove si può trovare un simile show?

Antonio Garofalo Giuseppe Piscopo


La mia prima volta: Rumori e sensazioni di un viaggio a quattro ruote

Quando in un caldo pomeriggio di agosto Tecla al telefono mi disse che nel periodo del viaggio a Tarvisio,  durante escursioni e visite nei luoghi e nelle città, avrei dovuto usare la carrozzina per non rallentare la marcia di tutta la comitiva, mi sentii cadere il cielo addosso, pesante in quanto affollato di nubi cumuliformi.

Mi dissi: “Come, dopo che in tutti questi anni ho cercato di essere il più normale possibile, rifuggendo da ogni ausilio possibile, devo sedermi su una carrozzina ?”. Cercai blandamente di oppormi, ma alla fine è prevalsa la voglia di provare questa nuova esperienza, che in ogni caso sarebbe stata formativa, per me neofita dei viaggi con l’associazione.

Una delle differenze più evidenti che si hanno, camminando spinti su una carrozzina, è il cambio della prospettiva nel guardare le cose; nella visita a Villach, in Austria, le costruzioni mi son sembrate altissime, anche se magari non superavano i tre piani, mentre a Lubjana non si poteva non notare la lunghezza delle gambe delle ragazze slovene.

Nel viaggiare in carrozza, per me è stato fondamentale anche chi materialmente mi guidava e per più di una occasione questa, spero piacevole, incombenza è toccata a Rosa Laico con la quale sono riuscito a stabilire un feeling, come Schumacher con la Ferrari, lei il motore con dolce voce ed io il pilota.

Altra cosa divertente da ricordare è che, non avendo un mio mezzo di locomozione, tutte le volte sceso dal pulmann, mi son ritrovato con una “macchina” diversa e quindi ho dovuto abituarmi ai diversi assetti: spalliere alte o basse,  con o senza braccioli, freni duri o ruote cigolanti, senza freni o ruote bisognose di convergenza.

Giunto a casa dopo questa indimenticabile vacanza, in cui ho sperimentato cose nuove e sensazioni stupende come il giro in barca sul lago di Velden e prove dolorose come le due punture d’ape,  per giorni non ho potuto fare a meno di pensare a quelle quattro ruote che per me sono state un esilerante intermezzo, ma che per molti sono uno strumento di libertà.

Vitostefano Ladisa

Invito ad un impegno insieme

Come tutti sanno si e' svolta da poco l’elezione del nuovo consiglio della nostra associazione. La neoeletta, Tecla, ha rilanciato, nel suo programma di lavoro, uno dei punti fondamentali per cui la associazione stessa si e' costituita: lo studio e la ricerca per la realizzazione di una casa alloggio.

II progetto e' grande ma non irrealizzabile, se pensiamo che in molte realtà, a noi vicine, si è riusciti a concretizzare, dopo anni di lavoro, tutti gli sforzi e i sacrifici in case alloggio, case famiglia, cooperative sociali di lavoro.

Voi tutti ricorderete la visita che abbiamo fatto alla comunità di Capodarco lo scorso anno in occasione del viaggio estivo a San Benedetto del Tronto. Una grande struttura formata da alloggi, laboratori artigianali, biblioteca, uffici e palestra riabilitativa collegati fra loro da facili accessi senza barriere dove l'ospite usa la struttura in maniera indipendente e autonoma anche grazie alla presenza di volontari, obiettori e mezzi di trasporto.

Questa nuova rubrica del giornale intende informare sull’esistenza di strutture già esistenti sul nostro territorio cercando di capire come sono organizzate al loro interno e quale è stato il loro percorso formativo.

Se siete interessati a partecipare a questa iniziativa potete innanzitutto segnalare alla redazione del giornale l’esistenza di strutture del genere nel nostro territorio altresì dare la vostra disponibilità a partecipare alla ricerca e alla visite di queste strutture.

MICHELANGELO SARACINO

Novità legislative

L’art. 81 della legge n. 388 del 23.12.2000 aveva previsto un incremento del Fondo nazionale per le politiche sociali di una somma pari a £. l00 miliardi per l'anno 2001, da ripartire fra le regioni, per il finanziamento di un programma di interventi per la cura e l'assistenza di portatori di handicap grave privi dell'assistenza dei loro familiari.

Successivamente, il decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 470 del 13.12.2001 ha dettato le disposizioni per l'attuazione del precedente articolo, definendo i criteri e le modalità per la concessione di tali finanziamenti, nonché disciplinando i criteri di riparto tra le regioni ed il trasferimento ad esse delle risorse.

Conseguentemente, sulla base delle precedenti disposizioni, con deliberazione di Giunta Regionale n. 978 del 9 luglio 2002, pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione n. 95 del 25 luglio scorso, la Regione Puglia ha fissato i criteri per l'individuazione dei progetti da ammettere al finanziamento, le forme di finanziamento e le modalità di concessione e di erogazione dei contributi.

Sono finanziabili i progetti che prevedono: l'acquisto, la ristrutturazione e la locazione di immobili idonei a ospitare nuove strutture di accoglienza rispondenti ai servizi di cui agli artt. 8, comma 1, lett. i) e 10, comma l della legge n. 104/92, aventi i requisiti di cui all'art. 4 del D.M. 13.12.01 n.470 e agli artt. 4 e 5 della L.R. n. 10/97 e in grado di garantire l'integrazione con la rete dei servizi sociali dei territori; l'acquisto e la messa in opera di impianti ed attrezzature, compreso l'arredamento, necessario per il funzionamento delle citate strutture di accoglienza; l'avvio e la prosecuzione per un anno delle attività assistenziali, di tutela e di sostegno da realizzare nelle strutture di accoglienza; la compartecipazione da parte del soggetto proponente in misura pari almeno al l0% del costo del progetto; la dichiarazione di impegno a mantenere la destinazione d'uso degli immobili, degli impianti, delle attrezzature e dell'arredo per finalità socio-assistenziali in favore di portatori di handicap grave, anche dopo la conclusione del progetto.

Possono presentare domanda, entro il 30 settembre di ciascun anno, organismi non lucrativi di utilità sociale, di cooperazione, di volontariato, di promozione sociale, fondazioni, enti di patronato ed altri soggetti privati, a condizione che comprovino un'esperienza nel settore dell'assistenza ai soggetti con handicap grave mediante certificazione rilasciata dal sindaco del comune ove ha sede legale l'organizzazione, riferentesi ad attività svolta per almeno tre anni continuativi nel distretto sanitario in cui si intende realizzare la nuova struttura di accoglienza.

Le strutture di accoglienza dovranno essere dimensionate in modo da ospitare al massimo 5 utenti e devono possedere i requisiti igienico-sanitari previsti dai regolamenti comunali per gli alloggi destinati a civile abitazione. Le strutture di accoglienza possono essere costituite da più nuclei aventi ciascuno la capacità ricettiva di 5 utenti e per un massimo di 20 utenti.

La Giunta ha deciso di ripartire su base provinciale le risorse finanziarie in rapporto alla popolazione residente nei comuni interessati, attribuendo priorità alla partecipazione finanziaria dei richiedenti.

I progetti finanziati dovranno essere avviati entro 90 giorni dall'erogazione dell'acconto ed ultimati entro due anni dall'erogazione del saldo.

GIUSEPPE MUOLO

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