Tre anni fa un banale incidente
stroncava la vita di Valeria, una ragazza diciottenne che amava scrivere
poesie e che faceva volontariato nell'UNITALSI, sensibilizzata anche dal
dramma della sorellina disabile. Alla sua memoria è stato istituito un premio
nazionale di poesia, il "Premio Letterario Valeria", che ha visto
quest'anno la sua prima edizione.
Un famoso poeta della nostra
associazione, messo al corrente di questa opportunità di sfoderare il proprio
talento, ha deciso di partecipare nella sezione riservata ai disabili
inviando tre suoi componimenti. Ma i mesi passavano senza alcuna notizia. La
delusione cominciava a farsi strada. Finalmente, poco prima della partenza per
le vacanze, una lettera lo invitava a recarsi a Rieti il
21 settembre, per la premiazione della sua poesia
"Io,gabbiano", classificatasi al quinto posto!
Dopo qualche difficoltà e un poco di sfortuna, è stata rapidamente organizzata una trasferta a Rieti con alcuni accaniti fans dell'artista. E così Carletto nostro ha sentito pronunciare il proprio nome nell'elenco dei vincitori, davanti ad un pubblico che ha ascoltato in religioso silenzio la declamazione della sua poesia e lo ha applaudito con calore. Chi era presente può dire che quei versi risuonavano importanti come quelli dei libri scuola, e toccanti come quelli che ci copiavamo sui diari da adolescenti. Siamo stati orgogliosi di lui, felici che il nostro timido e silenzioso amico Carlo fosse quel giorno la persona più importante fra noi. Il gabbiano senz'ali ha spiccato un bellissimo volo, planando gioioso davanti a quei volti sconosciuti che gli sorridevano e lo applaudivano.
L’esperienza del nostro amico ci rallegra e ci fa riflettere. Carlo ha dovuto interrompere gli studi molto presto, soprattutto perché le scuole non erano ancora attrezzate per gli studenti disabili. Per lui è stata una grossa rinuncia, perché gli piaceva studiare. Ma è riuscito con ogni mezzo a coltivare la sua passione per la poesia. Gli basta una mano in prestito, ed ecco che si compongono immagini di paesaggi fiabeschi, di cavalli in corsa e di misteriose fanciulle. Un mondo fantastico non privo di malinconia, che allarga i suoi orizzonti oltre i limiti del vivere quotidiano senza però mai
dimenticarli. E' il mondo in cui Carlo comunica se
stesso agli altri: penso che tutti lo abbiamo capito più attraverso le sue
poesie che attraverso le sue parole. Con questo suo grande mondo interiore,
Carlo ha saputo confrontarsi con il mondo esterno. Ha saputo rischiare di
essere ignorato, deluso e sconfitto. Ha accettato la posta in gioco e si è
buttato. E ha vinto. Perché ai gabbiani le ali si aprono quando si lanciano
in volo. Complimenti, Carlo!
Carmela
Montro
I BENEFICI DELLA TECNICA
Piccoli accorgimenti per una migliore qualità delta vita
Una sera un mio amico disabile,
mentre lo accompagnavo a casa sua, mi chiese di citofonare a suo padre per
chiedergli di accendere, dal suo appartamento, il trasformatore per attivare il
servo-scala.
Incuriosito, gli chiesi per quale
ragione ogni volta dovesse citofonare ai suoi familiari per far funzionare il
servo-scala. Mi rispose che non poteva tener sempre alimentato il trasformatore
di "alimentazione macchina", in quanto consuma energia ed è rumoroso.
Allora gli proposi di installare un telecomando per attivare il servo-scala.
Ho provveduto a posizionare un
ricevitore con piccoli automatismi, accanto al suo trasformatore a consegnai al
mio amico un telecomando di piccole dimensioni con due pulsanti: il primo
pulsante gli permetteva di attivare il trasformatore del servo-scala, il secondo
pulsante avvisava per mezzo di una suoneria, l'arrivo al pianerottolo.
II mio amico da allora ha più
autonomia, può rientrare a casa anche quando i suoi genitori non ci sono. Ancor
più utile, se si vive soli.
Il servo-scala non necessariamente
deve essere comandato dal telecomando radio che viene dato in dotazione. C'e
un'altra soluzione più comoda che evita di dover stare in un determinato punto
per poter gestire la piattaforma. Sempre un telecomando bi-canale, può
permettere di comandare il servo-scala pur stando in un qualsiasi punto dello
stabile.
E ancora: un disabile per mezzo di
un telecomando multicanale ed un ricevitore multicanale, può avere più
autonomia anche in casa. Ad esempio:
- può abbassare o alzare l'avvolgibile della propria stanza (premesso che sia motorizzata);
-
collegato all'impianto videocitofono o al classico citofono
dell'appartamento, si può aprire il portone (fondamentale, magari, se l'attuale
citofono è troppo alto).
Sempre per mezzo dello stesso
telecomando multi-funzione, dotandolo di un pulsante (rosso), si può attivare
per mezzo combinatore telefonico l'invio di un messaggio di richiesta di aiuto
ad un familiare o ad un servizio di TELESOCCORSO convenzionato con la famiglia
Per quanto riguarda gli amici
disabili che trascorrono la maggior parte del tempo a letto, la soluzione
sarebbe quella di poter installare un apparecchio multi-funzione chiamato
CITOTELEFONO. Tale apparecchio dà la possibilità di rispondere al telefono di
rete fissa per mezzo di un cordless e, sempre dallo stesso, rispondere al
citofono, aprire il portone e, dotando la porta d'ingresso di una
elettroserratura, si può usufruire dell'apertura della stessa. Inoltre, il
citotelefono è installabile sulla maggior parte dei nuovi impianti citofonici
in commercio, della nuova generazione.
Grazie al mondo delle trasmissioni
radio, quindi, si può agevolare un disabile ad espletare determinate funzioni
che, altrimenti, sarebbero per lui impossibili.
Antonio Malerba
TARVISIO: Signori, che vacanza
Anche quest’anno l’allegra
brigata di "Vita insieme" si è data appuntamento per raggiungere
una località vacanziera dove scaricare lo stress di un intero anno
associativo.
Eravamo tutti pronti ad affrontare
le lunghe ore di viaggio per raggiungere Tarvisio; quella zona tra Italia ed
Austria, che un tempo fu terra di guerre e di battaglie e che oggi è nuova
frontiera per l’unione europea, era la meta da conquistare per le nostre
scorribande e le nostre piratesche imprese.
Si, avete capito bene, dopo quattro
anni siamo tornati a respirare aria friulana.
Appena imboccammo l'autostrada
Mariangela Palma fece notare a tutti noi di avere una gran fame, infatti,
raccatto cibo di qua e di là.
Giunti in albergo, il signor
Anselmi, direttore delta struttura, ci accolse con un gradito e succulento
pranzo, bagnato da un buon vino.
Quello stesso giorno dopo cena si
aprirono le danze, "tutti in pista, si baila", e iniziammo a ballare
per smaltire gli abbondanti pasti della giornata.
Durante uno di questi appuntamenti
in discoteca Sara Morfeo volle insegnarmi a ballare la bomba facendomi
sculettare sul movimento sexy ma con un passo inconsulto, non essendo
ballerino provetto, le diedi un assaggio di quel "movimento sexy"
sul piede e dovetti trattenerla perchè stava cadendo rovinosamente a terra
travolta dal mio "peso!!!", e immaginate cosa significa avere Pino
Piscopo addosso.
Una sera però, rinunciammo a fare
i discotecari e ci riunimmo intorno ad una chitarra per cantare qualche
canzone. Il buon Giuseppe Muolo sembrava ringiovanito di dieci anni mentre
suonava la chitarra come una rockstar.
E fu proprio quella sera che ci
rese omaggio la banda, con il sindaco in testa, di un paesino dell’Abruzzo,
infatti, quella notte si fermarono dei musici che dovevano andare a fare un
gemellaggio a Budapest e così, fiato alle trombe, (la tromba c'era davvero),
iniziammo a fraternizzare, alla nostra maniera, con questi nuovi amici.
Arrivò il giorno di andare a
Venzone, appena messo piede a terra chi ti trovo? Il mio socio Antonio Malerba
che mi disse: "Socio vuoi venire ad assaggiare un po’ di prosciutto san
Daniele?”
Io risposi: "Agli ammalati si
dice vuoi! E fu lì che venimmo beccati da fotografi d’assalto sulle scale
di una chiesa mentre degustavamo il prelibato prosciutto.
Nello stesso pomeriggio altri,
compreso Antonio Garofalo, s'imbarcarono sul pulmanino per visitare un
agriturismo dove poi saremmo andati a mangiare.
Mi divertii in quella visita,
infatti, mentre Pino si deliziava a Venzone, io Michelangelo e Marco
spingevamo dei tacchini verso valle, insomma divenimmo dei pastori abbastanza
originali.
Michelangelo, inoltre voleva
immortalare da vicino una mucca ed il suo vitello ma, mentre stava tentando di
fotografarli, un movimento del piccolo lo spaventò facendolo cadere a terra
come un sacco di patate.
Poi finalmente arrivò il giorno di
andare a mangiare in quella struttura e dopo esserci riempiti tutti gli angoli
dello stomaco, anche i più reconditi, con un piatto unico tipico di quelle
parti, uscimmo fuori e notammo che tra i vari animali c'era una giumenta,
quella malcapitata si dovette trasportare in un bel giro attorno allo spiazzo
quasi tutti i consociati, compresa Lia che quasi ogni volta era seduta dietro
a chi si scopriva cavallerizzo.
Anche
l’avvocato Muolo volle tentarci e lo vedemmo "divertirsi" ben
accomodato dietro a Carmela.
Andammo anche a Velden dove c'e’
un bel lago, io e Pinuccio Paparella parcheggiammo il pulmino ed entrammo in
un bar per un bisogno impellente e dopo essere usciti non riuscivamo più a
vedere dove erano gli altri, quasi ci percorrevamo il lago tutto attorno per
trovarli; cercavamo, soprattutto, Antonio e Vincenzo che volevano fare con noi
il bagno e dopo tanti percorsi, il tempo volgeva al peggio, pensavamo di non
farcela più e, invece, eccoli là che stavano ammirando dei prodi barcaioli
"la famiglia Muolo, Lia e tanti altri che avevano noleggiato delle barche
a motore".
Ci posizionammo tutti e quattro sul
bordo del lago, dopo essere entrati senza pagare perchè iniziava a piovere,
ci spogliammo, sotto avevamo i boxer già pronti ed eccoci nel lago, io di
sotto attaccato come una specie di polipo per camminare nel lago e gli altri
intrepidi sul trampolino a fare vari tuffi.
Ci asciugammo, ci rivestimmo tutti
insieme e ripartimmo, via alla volta del pullman.
E venne la volta di Lubiana: molti
di noi eravamo muniti di documenti di identità ma purtroppo alcuni non lo
avevano e fu così che il sottoscritto si addormentò in pullman durante il
viaggio, al mio risveglio ci ritrovammo come una banda di profughi in attesa
del visto, lì sulla terra di nessuno. Fortunatamente Antonio aveva recuperato
le stecche di sigarette che là costano di meno. Quei pazzi dovettero tornare
al commissariato di polizia per il permesso (peccato che non li arrestarono).
Finalmente l’ora arrivò e partimmo.
Durante il viaggio verso la
capitale slovena il noto zio di Giuseppe Muolo, per tutti ormai divenuto zio
Saverio, molto interessato a quella terra, ebbe modo di informarsi di usi
costumi e attività del posto e, così, durante il percorso lo vedevamo andare
avanti indietro per il pullman a domandare alla guida "Ma qual so’ le
usanze du poste?" “Ma ce fatiche fescene do’?”; la guida, forse
ridendo più di noi, gli spiegava tutto ciò che sapeva sulla Slovenia.
Arrivati alla cattedrale di San Nicola a Lubiana zio Saverio raggiunse il
massimo della sua curiosità e a un certo punto, nell’ammirare estasiato la
bellezza architettonica del frontale, chiese a tutti noi “Ma ce mille iè
cuss?”, intendendo evidentemente (!) conoscere l’anno di costruzione. E
quando vedemmo i dipinti della chiesa, zio Saverio ci disse "Chiddde
so’ fatte che i cheliure de’ terre, i cheliure naturole". Non ci
saremmo mai aspettati che lui fosse così esperto di architettura e pittura:
zio Saverio, però, ha sempre pronta una sorpresa nel taschino.
Gianni Zonno mise a dura prova la
pazienza dell'ingegner Caruso facendolo tornare in camera per recuperare il
suo adorato flauto.
E come ogni vacanza che si rispetti
anche qui sono sbocciati gli amori: come non dimenticare la cotta di Antonio
Colella per la dottoressa Mia!!!! E per sdrammatizzare tutto Colella nel
giorno del suo compleanno durante una sua elucubrazione disse: "Era
meglio quando ero piccolo, c'erano molti problemi in meglio".
Non possiamo dimenticare zio
Saverio in versione americano a Parigi mentre spendeva e spandeva offrendo da
bere a tutti. E quando un giorno voleva pagare il caffè a Bruno Corrente al
bar dell'albergo, mentre Bruno si accingeva a pagare gli disse "Uagneon
ce stè fosce".
Michelangelo ancora ricorda una
fantasmagorica chiamata del consiglier Piscopo alla reception che con voce da
diplomatico diceva: "Per cortesia vorremmo delle grucce e quattro caffè
alla 323". Non avrei mai pensato che una mia telefonata così seria
avrebbe scatenato tanta ilarità e sarebbe rimasta nella mente altrui per
dimostrare che oltre a fare il pagliaccio so fare anche il serio, in effetti
riesco a recitare un po’ tutte le parti alla rinfusa.
A chi non ha mai provato
l’esperienza vacanziera gliela consigliamo di vero cuore: dove si può
trovare un simile show?
Antonio
Garofalo
La
mia prima volta: Rumori e sensazioni di un viaggio a quattro ruote
Quando in un caldo pomeriggio di
agosto Tecla al telefono mi disse che nel periodo del viaggio a Tarvisio,
durante escursioni e visite nei luoghi e nelle città, avrei dovuto
usare la carrozzina per non rallentare la marcia di tutta la comitiva, mi
sentii cadere il cielo addosso, pesante in quanto affollato di nubi
cumuliformi.
Mi dissi: “Come, dopo che in
tutti questi anni ho cercato di essere il più normale possibile, rifuggendo
da ogni ausilio possibile, devo sedermi su una carrozzina ?”. Cercai
blandamente di oppormi, ma alla fine è prevalsa la voglia di provare questa
nuova esperienza, che in ogni caso sarebbe stata formativa, per me neofita dei
viaggi con l’associazione.
Una delle differenze più evidenti
che si hanno, camminando spinti su una carrozzina, è il cambio della
prospettiva nel guardare le cose; nella visita a Villach, in Austria, le
costruzioni mi son sembrate altissime, anche se magari non superavano i tre
piani, mentre a Lubjana non si poteva non notare la lunghezza delle gambe
delle ragazze slovene.
Nel viaggiare in carrozza, per me
è stato fondamentale anche chi materialmente mi guidava e per più di una
occasione questa, spero piacevole, incombenza è toccata a Rosa Laico con la
quale sono riuscito a stabilire un feeling, come Schumacher con la Ferrari,
lei il motore con dolce voce ed io il pilota.
Altra cosa divertente da ricordare
è che, non avendo un mio mezzo di locomozione, tutte le volte sceso dal
pulmann, mi son ritrovato con una “macchina” diversa e quindi ho dovuto
abituarmi ai diversi assetti: spalliere alte o basse, con o senza braccioli, freni duri o ruote cigolanti, senza
freni o ruote bisognose di convergenza.
Giunto a casa dopo questa
indimenticabile vacanza, in cui ho sperimentato cose nuove e sensazioni
stupende come il giro in barca sul lago di Velden e prove dolorose come le due
punture d’ape, per giorni non
ho potuto fare a meno di pensare a quelle quattro ruote che per me sono state
un esilerante intermezzo, ma che per molti sono uno strumento di libertà.
Vitostefano
Ladisa
Invito ad un impegno insieme
Come tutti sanno si e' svolta da
poco l’elezione del nuovo consiglio della nostra associazione. La neoeletta,
Tecla, ha rilanciato, nel suo programma di lavoro, uno dei punti fondamentali
per cui la associazione stessa si e' costituita: lo studio e la ricerca per la
realizzazione di una casa alloggio.
II progetto e' grande ma non
irrealizzabile, se pensiamo che in molte realtà, a noi vicine, si è riusciti a
concretizzare, dopo anni di lavoro, tutti gli sforzi e i sacrifici in case
alloggio, case famiglia, cooperative sociali di lavoro.
Voi tutti ricorderete la visita che
abbiamo fatto alla comunità di Capodarco lo scorso anno in occasione del
viaggio estivo a San Benedetto del Tronto. Una grande struttura formata da
alloggi, laboratori artigianali, biblioteca, uffici e palestra riabilitativa
collegati fra loro da facili accessi senza barriere dove l'ospite usa la
struttura in maniera indipendente e autonoma anche grazie alla presenza di
volontari, obiettori e mezzi di trasporto.
Questa nuova rubrica del giornale
intende informare sull’esistenza di strutture già esistenti sul nostro
territorio cercando di capire come sono organizzate al loro interno e quale è
stato il loro percorso formativo.
Se siete interessati a partecipare
a questa iniziativa potete innanzitutto segnalare alla redazione del giornale
l’esistenza di strutture del genere nel nostro territorio altresì dare la
vostra disponibilità a partecipare alla ricerca e alla visite di queste
strutture.
MICHELANGELO SARACINO
Novità legislative
L’art. 81 della legge n. 388 del
23.12.2000 aveva previsto un incremento del Fondo nazionale per le politiche
sociali di una somma pari a £. l00 miliardi per l'anno 2001, da ripartire fra
le regioni, per il finanziamento di un programma di interventi per la cura e
l'assistenza di portatori di handicap grave privi dell'assistenza dei loro
familiari.
Successivamente, il decreto del
Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 470 del 13.12.2001 ha dettato
le disposizioni per l'attuazione del precedente articolo, definendo i criteri e
le modalità per la concessione di tali finanziamenti, nonché disciplinando i
criteri di riparto tra le regioni ed il trasferimento ad esse delle risorse.
Conseguentemente, sulla base delle
precedenti disposizioni, con deliberazione di Giunta Regionale n. 978 del 9
luglio 2002, pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione n. 95 del 25
luglio scorso, la Regione Puglia ha fissato i criteri per l'individuazione dei
progetti da ammettere al finanziamento, le forme di finanziamento e le modalità
di concessione e di erogazione dei contributi.
Sono finanziabili i progetti che
prevedono: l'acquisto, la ristrutturazione e la locazione di immobili idonei a
ospitare nuove strutture di accoglienza rispondenti ai servizi di cui agli artt.
8, comma 1, lett. i) e 10, comma l della legge n. 104/92, aventi i requisiti di
cui all'art. 4 del D.M. 13.12.01 n.470 e agli artt. 4 e 5 della L.R. n. 10/97 e
in grado di garantire l'integrazione con la rete dei servizi sociali dei
territori; l'acquisto e la messa in opera di impianti ed attrezzature, compreso
l'arredamento, necessario per il funzionamento delle citate strutture di
accoglienza; l'avvio e la prosecuzione per un anno delle attività
assistenziali, di tutela e di sostegno da realizzare nelle strutture di
accoglienza; la compartecipazione da parte del soggetto proponente in misura
pari almeno al l0% del costo del progetto; la dichiarazione di impegno a
mantenere la destinazione d'uso degli immobili, degli impianti, delle
attrezzature e dell'arredo per finalità socio-assistenziali in favore di
portatori di handicap grave, anche dopo la conclusione del progetto.
Possono presentare domanda, entro
il 30 settembre di ciascun anno, organismi non lucrativi di utilità sociale, di
cooperazione, di volontariato, di promozione sociale, fondazioni, enti di
patronato ed altri soggetti privati, a condizione che comprovino un'esperienza
nel settore dell'assistenza ai soggetti con handicap grave mediante
certificazione rilasciata dal sindaco del comune ove ha sede legale
l'organizzazione, riferentesi ad attività svolta per almeno tre anni
continuativi nel distretto sanitario in cui si intende realizzare la nuova
struttura di accoglienza.
Le strutture di accoglienza
dovranno essere dimensionate in modo da ospitare al massimo 5 utenti e devono
possedere i requisiti igienico-sanitari previsti dai regolamenti comunali per
gli alloggi destinati a civile abitazione. Le strutture di accoglienza possono
essere costituite da più nuclei aventi ciascuno la capacità ricettiva di 5
utenti e per un massimo di 20 utenti.
La Giunta ha deciso di ripartire su
base provinciale le risorse finanziarie in rapporto alla popolazione residente
nei comuni interessati, attribuendo priorità alla partecipazione finanziaria
dei richiedenti.
I progetti finanziati dovranno
essere avviati entro 90 giorni dall'erogazione dell'acconto ed ultimati entro
due anni dall'erogazione del saldo.
GIUSEPPE MUOLO
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