GIORNALE di VITA INSIEME OTTOBRE 2003

 

“L’UNIONE FA LA FORZA”

 


     “I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale”. A 55 anni di distanza dall’entrata in vigore della Costituzione, il nostro Paese è sede di una molteplicità e varietà di associazioni, con fini e peculiarità diverse. Una parte considerevole di queste è rappresentata dalle associazioni di volontariato, che su tutto il territorio nazionale sono impegnate in svariate iniziative, il più delle volte dovendo sostituire il logoro apparato burocratico, spesso incurante dei problemi dei cittadini. Anche la nostra città può annoverare un folto numero di associazioni di volontariato, che per poter operare al meglio delle proprie possibilità, si sono riunite in una consulta delle associazioni, per confrontare esperienze e potenzialità.

    Nello scorso mese di maggio, presso la circoscrizione Japigia- Torre a Mare, si è tenuta un’as-semblea con rappresentanti di varie associazioni, tra cui la nostra. Alla suddetta assemblea era presente anche una folta rappresentanza dei ragazzi del Politecnico di Bari, l’arcivescovo Francesco Cacucci, il giornalista Federico Pirro, già direttore della sede regionale di RAITRE, emittente sensibile ai problemi sociali. Il dibattito fu lungo e intenso, grazie alla partecipazione attiva di tutti i presenti. Giunse il nostro turno ed io ed Antonio Garofalo esponemmo in tandem le nostre esperienze di vita, con un po’ della solita ironia che ci contraddistingue e un po’ di serietà, attirando l’attenzione dei ragazzi in maggior misura degli altri oratori, facendogli anche conoscere l’uso del bastone bianco. Mi fece un immenso piacere ricevere una standing ovation nel momento in cui, con un fare da grande oratore, ricordai ai presenti che, nonostante le varie nomencla-ture con cui indicano le persone disabili, noi siamo prima di tutto cittadini. Purtroppo, chi parla in questo modo come il sottoscritto, deve ancora consi-derarsi quasi un Don Chisciotte, che preferirebbe non essere applaudito perché ciò che dice sono parole ormai consone al sentire comune, ma purtroppo la realtà  non è questa. Alla fine ripartimmo verso casa più infervoriti che mai.

     Due mesi dopo, nel caldo mese di luglio, un’altra fase di questo incontro tra associazioni. Insieme ad altre quattro di esse ci organizzammo per una stu-penda giornata al mare presso il lido “S. Francesco”, in contrap-posizione all’isolamento culturale e sociale della nostra regione, sulla costa di quel versante dell’Adriatico spesso famosa per lo sbarco di profughi. In questa giornata si organizzò una partita di calcetto sulla sabbia ed io fui malauguratamente schierato in porta, occupandola con il mio pachidermico corpo. In effetti subii un solo gol, mentre i rigori furono da me “parati” tutti.

     Riassumendo, queste due giornate sono state due espe-rienze frutto della collaborazione tra le associazioni, che spero possano realizzare progetti comuni sempre più ambiziosi. La consulta delle associazioni deve continuare infaticabilmente a lavorare per creare, senza che nessuna di esse perda le proprie peculiarità, una maggiore unità, perché “l’unione fa la forza”.

                             Pino Piscopo

 


    

 

          


UN VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELLE EMOZIONI

 


Un venerdì sera di settembre,  accendo il pc per leggere la posta e trovo un’e-mail di  Tecla  che mi chiede se mi va di scrivere un articolo per il giornale dell’associazione sulla mia prima vacanza con gli amici di “Vita Insieme”, raccomandandomi di non soffermarmi sulla descrizione della stessa ma di raccontare le mie sensazioni.

Colta un po’ di sorpresa, ho pensato “Ci provo!”, anche se non ho mai scritto per un giornale e né sono una persona capace di esternare in nessun modo i propri senti-menti e i propri stati d’animo.

Quasi nessuno sa, che sono arrivata in associazione, ormai è già passato un anno, in un periodo un po’ partico-lare della mia vita, nel quale avevo la necessità di tornare a rendermi utile agli altri, ma alla fine di questa vacanza, ho capito che sono stati gli altri ad aver fatto qualcosa per me.

Già, siete stati voi, amici di “Vita Insieme” a tirare fuori una persona diversa, una persona che si è  scoperta  capace di emozionarsi per piccole cose come un abbraccio di Roby  o una passeggiata a Venezia mano nella mano con Tommy o per la felicità di Giannetto perché la stanza che divideva con Enzo gli era piaciuta; ma anche per cose più grandi ed importanti come le lunghe chiacchierate fatte con Sara Spinelli, mia compagna di stanza e di avventure (mi riferisco alle peripezie fatte nei bagni degli autogrill ma soprattutto in quello della stazione di Gorizia), alla quale devo molto perché mi ha insegnato, con la sua semplicità e la sua determina-zione, che a qualsiasi prova la vita abbia deciso di sottoporti alla fine merita sempre e comunque di essere vissuta nel miglior modo possibile; per le passeggiate per Lignano  a far commenti sui maschietti dell’associazione e non con Rossella, che si è dimostrata una vera intenditrice al contrario della sottoscritta nonostante io abbia qualche anno in più; per la serata degli oscar dove mi sono ritrovata a fare qualcosa che non avevo mai fatto prima, per paura di sembrare ridicola, ma che ho scoperto di fare con tanta naturalezza e spontaneità; per la bellissima giornata trascorsa a Venezia.

Per concludere, devo rin-graziare tutti voi  se ho avuto la possibilità, durante questa vacanza, di scoprire una Anna Rita diversa, capace di emozionarsi ma soprattutto di esternare quello che sente senza temere le reazioni e i commenti della gente e che finalmente si piace.

 

Anna Rita Colella


 

 

 

A VOLTE RITORNANO

La vacanza a Lignano Sabbiadoro

 


Come la storia ha i suoi corsi e ricorsi così l’associazione si accampa per la seconda volta a Lignano Sabbiadoro. L’allegra combriccola, che non è del “Blasco”, si è messa in marcia alle 21.15 di venerdì 22 agosto, dopo aver atteso tutti i ritardatari compreso Vito Vatinno.

Ma appena partiti una coda chilometrica nella provincia di Foggia ci ha tenuti fermi parecchio tempo. I registri storici dell’associazione ci dicono che anche nel ‘95 alla partenza per Lignano la rottura di un pullman  a Bari e dell’altro a Barletta (si andava ancora in vacanza con due pullman) rallentò  il viaggio almeno di un’ora.

Ma torniamo a noi, intanto Piero Maurantonio parlava fitto fitto con Rossella Lattanzi cosa  le stava dicendo non lo abbiamo capito ma di sicuro ci stava provando.

Superato il megaingorgo  tutti furono fra le braccia di Morfeo (non Sara e neanche il calciatore); qualche ora dopo, però, il sonno fu rotto dalla Palma che salita a Bologna iniziò ad urlare. Qualcuno l’avrebbe voluta uccidere,  altri ammuzzavano già gli occhi per ammirare le sue grazie.

Verso mezzogiorno giungiamo a Lignano, stanchi, sclerati, maleodoranti, scittati (tipo gli albanesi o Federico alle feste dell’associazione) ma contenti di aver raggiunto l’ambita meta. Dopo esserci ripresi dal lungo viaggio, la sera abbiamo assaltato un locale abbeverandoci con fiumi e fiumi di birra.

Domenica mattina: i più  mattinieri vanno a messa dove c’è il prete che saluta l’associazione, il resto della compagnia dorme o si arrostisce sulla spiaggia.

I saggi dell’associazione hanno battuto sul tempo i più lungimiranti europeisti ed eccoci gemellati con i rappresentanti di un’associazione di Budapest che giungono a metà mattinata.

Lì non si risparmiarono gli abbracci fraterni: noi avremmo voluti darne tanti ad Agnese, giovane gnocca ungherese; mentre uno di loro, Ricky, voleva farci il ratto della Palma.

Sappiamo che in associazione scarseggiano le braccia da lavoro e Tecla trovò solo Antonio sulla “piazza” e da lui fu scortata fino a mare. Lì anche noi ciechi avremmo aperto gli occhi, Sara Spinelli in costume da bagno naufragava su un canotto sottratto da Marco e Alberto ad un bambino.

La sera per la gioia di Pino Piscopo e di Nunzio ci dirigemmo verso San Daniele,  i due extralarge erano orfani del buon Antonio Malerba ma entrambi ben pronti ad assaporare il buon prosciutto.

Intanto in quei giorni si venerava Santa Dedy e Daniela venne trovata nel cuore della notte inginocchiata ai piedi del letto della “santa” ad infondere incensazioni e preghiere.

La nostra stanza era diventata un centro sociale okkupato oltre ai cinque soldati demmo asilo televisivo per il gran premio di Ungheria a Marco Salvemini e Vito Vatinno seguito dai suoi due angeli custodi Tommi  e Tonio Collella.

Lunedì. Che cielo plumbeo, non prometteva nulla di buono, “Piove o non piove dobbiamo andare a Trieste, oh che la guida sta pagata” mi disse Pino Piscopo.

Mai  città come Gorizia e Trieste furono più indicata per un gruppo di guerriglieri come noi. A Gorizia girammo in pullman per via della pioggia in compagnia della guida e poi andammo a mangiare a Redipuglia vicino ad alcune trincee della prima guerra mondiale e lì i nostri pensieri e i nostri cuori volarono alla volta della casa di zio Saverio, esperto cronista delle sue imprese di guerra, con le quali ci delizia quando è con noi in vacanza.

E da qui, lasciandoci dietro il Carso tanto caro a Carducci, toccammo Trieste. Facemmo un tour in pulman per ammirare le bellezze della città dopo di che atterrammo tutti sulla piazza triestina dalla quale ci dipartimmo ognuno alla ricerca di un bar dove mettere le tende e gustare le leccornie giuliane. Noi ci incamminammo con Piero, sorreggendolo, la bora poteva fargli prendere il volo. Lì ci accorgemmo che Giuseppe non riusciva quasi a camminare a causa di un’irritazione all’inguine, eravamo lì lì per portarcelo  a spalla.

Ma due ore dopo grazie ad un intruglio medicamentoso fornitogli dalla dottoressa Montrone (il suo medico preferito) si riprese, la nostra araba fenice era pronta a tornare all’assalto di un locale vicino all’albergo.

Ne sono successe di cose strane durante questa vacanza!!!!

Basti pensare alla nostra stanza; quando la prima notte tornammo in camera Marcello russava come una caffettiera  della migliore tradizione napoletana, Bruno si girava e rigirava nel letto quasi morso da una tarantola e Piero alla pari degli animali del polo nord, che quando vanno in letargo rallentano il battito cardiaco e il respiro, sembrava morto.

Raffaella pensava di essere ad una gara podistica, infatti, non perdeva occasione per testare le capacità atletiche di Antonio facendolo correre a destra e a manca,  gli fece accumulare quasi 40 kilometri di marcia, forse alla prossima edizione lo vedremo iscritto alla maratona di Newyork.

E che dire di Marco Salvemini che pensando alla formazione di una squadra di calcetto per non vedenti preso da un imbroglio tra le varie discipline atletiche ci invitò a salire su una bicicletta scarenata, non so come fece a mantenere Pino Piscopo,  che vi scese felice come una pasqua, aveva rivissuto le emozioni di dodici anni prima quando riusciva ancora a scorazzare col veicolo a due ruote.

Giunse il momento topico di questa vacanza, dovevamo andare a Venezia; i marinai d’acqua dolce già presagivano problemi gastro intestinali. Sara Spinelli, impavida e bella come sempre, si agghindò per l’occasione, mostrando i doni che madre natura le ha dato.

Ebbene, ivi giungemmo al tronchetto…

Piscopo non voleva quasi salire sul battello, era uno di quei marinai di cui parlavamo sopra, poi si mise al centro dei posti esterni quasi  come capitan Uncino.

Giunti a piazza San Marco dimostrammo di essere studenti, infatti, come in una gita scolastica, con Pino Paparella, Raffaella, Marcello, Luisa e Maddalena visitammo attentamente la basilica di San Marco. Poi girammo per calle e callette, pranzammo su di un marciapiede… E non prendemmo il caffè a piazza San Marco perché a detta di Pino Paparella lì ci avrebbero tolto l’anima.

Sulla nostra strada incontrammo Muolo che così apostrofava Robertino: “Ingegner Papapicco, cosa ne pensa della struttura urbanistica di Venezia?”

Ma arrivò il momento di lasciare la laguna: l’avvocato Muolo, il suo discepolo Garofalo, Tommy e Bruno erano in seduta di gabinetto e rischiarono di essere lasciati  a terra. Io imprecai per parecchio tempo prima che i cinque dispersi poterono rimettere piede sul pullman.

L’ultimo giorno anche Stefano volle provare l’ebrezza di essere spinto da Antonio, anche se la carrozzina si insabbiò, ma alla fine l’operazione  fu portata a termine con buon esito.

Ed ecco il circo riparte gli apaches tolgono le loro capanne.

Dunque il bel sogno durato una settimana era finito, chissà dove approderemo l’anno prossimo, chissà dove ci porterà la nostra sete di avventure  e di follie.

                        

                        Antonio Garofalo - Giuseppe Piscopo

 

LA VACANZA DI VITA INSIEME

Un viaggio anche dentro noi stessi


    Anche quest´anno il viaggio che abbiamo fatto tutti insieme a Lignano mi ha fatto pensare, anche se sicuramente altri avranno scritto già abbondantemente sull´argomento, partirò da esso per fare considerazioni generali.

Il viaggio che ogni anno facciamo è anche un viaggio dentro noi stessi, perché gli altri ci rivelano e ci aiutano a scoprire lati del nostro carattere a volte sconosciuti, cio avviene in quanto possiamo fare un confronto con mentalità, modi di fare, comportamenti diversi dai nostri oppure inaspettati, che ci sorprendono, ci interrogano, ci arricchiscono.  Le reazioni e le emozioni che suscitiamo in chi ci sta di fronte è in realtà lo specchio di noi stessi. Personalmente ho ritrovato l´amicizia inaspettata di molti, che pensavo di aver perduto data la lontananza.

Alle volte mi sento impreparato al compito di "volontario", o non mi sento all´altezza di persone con molta più esperienza di me, e così con la paura di deludere ti chiudi in te stesso, ma ciò è un errore. Col tempo ho imparato che alla fine la cosa più importante, quello che dovevo migliorare non era la mia cultura sul volontariato, o un insieme di nozioni su questo o quello, e neanche il mio aspetto fisico (quello è veramente difficile migliorarlo), ma era solo la mia capacità di donarmi, di essere semplice, di essere vero, di aprirmi.

E´ recente la discussione in associazione su chi si impegna e chi no, a tal proposito non penso che l´associazione sia un insieme di attività, in modo che chi più ne fà centra l´obiettivo, ma piuttosto le attività sono solo un mezzo per realizzare il nostro vivere insieme.

Quello di cui noi tutti abbiamo bisogno, non solo i disabili, è di sentire sulla propria pelle quella sensazione di protezione e sicurezza che ci può dare solo una persona che ci  vuole bene, ed è una cosa che non puoi improvvisare, chi ti sta di fronte si accorge subito della simulazione, è una cosa che devi costruire dentro di te amando veramente quello che fai e soprattutto le persone con cui lo fai.

Bruno Corrente

 

                   


CARI AMICI VI SCRIVO…

 


Eccomi dopo tanto tempo. Tecla mi dice di raccontare qualcosa della ns. “spedizione” ad Assisi per la 2.a Marcia della Pace a cui ha partecipato ufficialmente la ns. Associazione.

Qualche osservazione seria. Il giorno dopo della marcia perfino la stampa filogovernativa, che non è stata mai a favore della Marcia di Assisi, ha dimostrato di aver capito che dal movimento pacifista, quello che, per intenderci, non approverà mai il concetto di guerra preventiva, bisogna mettere giù le mani. Lo hanno certamente compreso anche i partiti del centro-sinistra, perché questa volta, grazie al cielo, c’erano pochissime bandiere rosse, del sole che ride, della Margherita, dei sindacati, della LIPU (che centrerà mai la LIPU con la pace proprio non lo capisco) rispetto all’edizione dell’Ottobre 2001. Nulla contro nessuno, ovviamente, ma è bene che certi organismi rimangano al posto loro e che non tentino mai di impossessarsi delle nostre libere idee, soprattutto quando queste riguardano la pace.

Cambio tono e parlo un po’ dei “fatti nostri”: provo ora a stilare un diario un po’ “schizzato” della ns. spedizione. Partiamo in 23 da San Marcello il sabato mattina con la solita ora di ritardo (non denuncio al ludibrio dei lettori i peccatori perché così consiglia il proverbio). Poco prima di Cassino, nella solita orrenda stazione di servizio dell’autostrada, perdiamo “solo” un’ora e tre quarti per andare in bagno e mangiare un frugale panino. OK amici ci riconosco … siamo sempre gli stessi: quando impareremo ad essere puntuali e un pelino più veloci nel disbrigo delle fasi inutili non avete idea di quanto ci guadagneremo (fine della tirata di orecchie da parte di un amico più vecchio). Chiedo a Maddalena come sta? Solita risposta: mah! Come vuoi che vada …mi sento triste ecc. ecc. La minaccio affettuosamente e Le consiglio che da quel momento in poi fino alla fine del viaggio deve rispondere:  BBBenone!!!! Di fatti mi ascolta e da quel momento in poi ridiventa la Maddalena che tutti vorremmo vedere: allegra, divertita e divertente. A Spoleto troviamo Macchia che ci ha raggiunto da Roma e prendiamo Albergo al Convento di San Ponziano – non Vi preoccupate non abbiamo rischiato nulla per le consuete e attese intemperanze di Paparella, perché da quando è diventato Avvocato a Bari e Giudice di Pace a Bergamo ha tutto un altro stile, sebbene ogni tanto non riesce a controllarsi ed il dottor Jekil che è dentro lui esplode fuori (la sua foto con lo sfondo della Basilica di Santa Maria degli Angeli, conservata agli atti ne è la prova). La sera godiamo delle specialità gastronomiche casereccie della “Pecchiarda” a base di tartufo nero ed altre leccornie locali. Non ci crederete … dopo cena tutti si sono ritirati in Albergo senza riuscire per l’ennesimo caffè. Cose da non crederci.

La mattina sveglia automatica alle 7.00. Mi alzo velocemente, esco dalla camera e mi trovo davanti Enzo. Non c’è niente da fare la vecchia guardia non si smentisce mai…. Purtroppo per lui ha la prima sigaretta della giornata in mano. Si mette a preparare i panini con Mariangela. Compaiono Alberto, marco e Giuseppe giusto in tempo per la partenza del gran premio di F1. Non credo alle mie orecchie: Mariella dai lunghi capelli mi ringrazia per averle dato la sveglia. No, non è vero, non ci posso credere! Che cosa ci è successo? Ci riuniamo tutti dopo colazione e, con la solita fatica, partiamo verso Assisi dopo aver assistito in diretta alla vittoria della Ferrari e di Schumy. Accipicchia che eleganza! Paola e Sara si distinguono. Lia ha rinunciato ad indossare una “mise” provata la sera prima frugando nella valigia di Maddalena. Margherita, Raffaella, Luisa ed Annarita sono pronte, sebbene non sia troppo certo di quanto siano sveglie. Arriviamo a Bastiola punto di partenza della marcia. Scendiamo finalmente dai pulmini. Le mie ansie sono finite: abbiamo solo davanti la marcia, la bella giornata e le tante emozioni che ci aspettano. Cominciano le gags: chi ha sottratto i panini senza formaggio ai legittimi destinatari? Chissà. La mia Rosella sparisce. La cerco insieme ai miei nipotini (8 anni Ale come un ometto e 13 anni Cristina che ha rinunciato spontaneamente alla festa di compleanno di un suo amichetto pur di venire alla Marcia: che soddisfazione! se son rose….) senza dare nell’occhio: temo la brutta figura dopo tanto predicare. Finalmente ricompare candida e felice confessando di aver fatto la pipì da un fruttivendolo: rimango senza parole e spero che non si risappia in giro (!!!). Mariangela, con la sua nota maestria, cuce sotto lo stendardo della ns. Associazione la mia bandiera arcobaleno della pace che ha gridato il mio “no alla guerra” per sette mesi, rimanendo appesa alla terrazza del decimo piano del mio studio da molto prima dell’inizio della guerra dell’IRAQ. Ha sventolato fiera del proprio messaggio per così tanto tempo e sarà il nostro vessillo in questa marcia.

Prima foto del gruppo di rito: Dio come siamo allegri. Solo qualcuno di quelli che partecipano per la prima volta alla marcia è un po’ preoccupato per la lunghezza del percorso che ci attende (alla fine avremo percorso circa 12 Km). Iniziamo a camminare molto tempo prima che arrivi la testa del corteo. Dopo solo 1 Km già ci sono i primi dispersi … Li recuperiamo dopo un po’ di ansia: si erano attardati per comprare le maledette sigarette. Incontriamo prima di entrare nella piazza di Bastia un gruppo di ragazzi del Nord. Mettiamo le ns. firme di adesione al concetto di pace su un enorme lenzuolo da cui fuoriescono le loro allegre facce. Sulla piazza di Bastia ci facciamo dipingere il naso di rosso dal gruppo che rappresenta i giovani Clowns volontari che rallegrano i bimbi malati in alcuni ospedali italiani.

Inizia il lungo rettilineo verso Santa Maria degli Angeli. Chiacchieriamo, scherziamo, ridiamo. Io faccio le foto. Qualcuno di noi comincia ad intonare canzoni di rito, del repertorio Baez-Dylan del tipo “Risposta non c’è”, “C’era un ragazzo”, ecc. Un Sindaco con tanto di fascia tricolore si avvicina a noi, anche perché così rimedia qualche foto in più. Infatti molti di quelli che assistono al passaggio del corteo, diciamo la verità, quando ci vedono ci immortalano volentieri perché certamente siamo proprio un bel gruppo. Il Sindaco è felice. Marco ed Alberto hanno una divertente idea: ognuno di noi “al tre” deve intonare una canzone diversa. Uno… due… tre… si leva dal gruppo un “rumore”  incredibile; le parole della canzone di ognuno sono assolutamente indistinguibili, coperte da quelle degli altri. Il Sindaco ride, penserà senz’altro: ”che bravi ragazzi”. Alla fine del pazzo esperimento ridiamo sonoramente anche noi. L’allegria comincia ad essere irrefrenabile ed incontrollabile. Cominciamo a perdere il controllo. Ecco che Margherita e Raffaella intonano, ahimè, in sequenza, i seguenti orribili motivetti: “il ballo del qua qua”, “tuca-tuca”, “la canzone di Heidy”, coinvolgendo tutti, ovviamente, nel coro. Il Sindaco, come era ovvio, un po’ perplesso, per non dire altro, accelera e si allontana, lasciandoci al ns. deliquio.

Altra foto di gruppo che subito dopo mi dedica un coro del tipo …”Massimo olè”. In verità, pur schernendomi, sono veramente contento. Solo dopo saprò che quel tipo di coro finisce con uno sberleffo per il destinatario. Io, comunque, in questa occasione, non l’ho sentito, o, quanto meno, me lo auguro per l’integrità fisica dei miei amici…

Entriamo nella Piazza di Santa Maria degli Angeli. Che bella sensazione. Ci “accampiamo” sotto gli alberi per un breve (si fa per dire) ristoro. Escono i panini e le bottiglie di acqua; ci sdraiamo sull’erba. Fotografo tutti …. anche Paparella che beve (non certo acqua). Tutti facciamo un passaggio attraverso la Porziuncola di San Francesco. Terza foto di rito, ci sono anche io. Tecla con alcuni di noi sulla piazza incontra un bel gruppo laziale con carrozzelle al seguito. Ovviamente fraternizziamo e scambiamo opinioni e pensieri. A proposito: a parte questo gruppo e pochissime altri singoli, non abbiamo visto altre carrozzelle. Finalmente ci reimmettiamo nel corteo che ora è diventato molto più popolato. Assumiamo un assetto un po’ più ordinato, meno da gregge; vorremmo ben distinguerci dietro il ns. striscione. Ci riusciamo? Mah! Comunque in parecchi ci applaudono. Sì, avete capito bene: applaudono proprio noi. Domando a me stesso, come al solito in queste circostanze: ma che faremo di tanto strano da meritare gli applausi e l’ammirazione di molti? Non potrebbero fare tutti come noi? Noi ci stiamo divertendo, partecipiamo con un bellissimo gruppo ad una meravigliosa manifestazione. Ma il discorso è lungo e forse lo faremo un’altra volta.

Inizia la salita verso Assisi. Mi metto a spingere Rossella aiutato dal “mulo” Antonio, attaccando alla sua carrozzella Bimba. Ah già, dimenticavo…. alla marcia ha partecipato anche la mia vecchia cagnetta Bimba. Ho deciso di portarla poiché la terrorizzata Fiorenza aveva rinunciato a venire con noi. Tecla, la mia Presidente, e Rossella hanno insistito per portarla anche in marcia insieme a noi. Alla fine della giornata, Bimba (non Vi meravigliate ma io con i miei cani comunico quasi verbalmente) mi ha confidato di aver trascorso una giornata infernale: è rimasta al guinzaglio per otto ore tirando come una forsennata, ha preso cento pestoni, si è azzuffata almeno cinque volte con altrettanti cani (chiaramente in quei momenti tutti i partecipanti alla marcia vicini gridavano immediatamente “pace, pace”: che brutta figura!...).  Rossella comunque l’ho vista molto contenta e, credo, altrettanto Tecla e, pertanto, anche Bimba è stata alla fine molto contenta. Durante questa prima salita percorriamo il nuovo sentiero di San Francesco. Quello delle mattonelle con il nome inciso per intenderci. Ci sfidiamo a salire e ad individuare, leggendoli in velocità e senza rallentare, tutti i nomi dei Pugliesi che hanno aderito all’iniziativa. Mica tanti in verità! Prima sosta intermedia nella Salita: Paparella è verde, Enzo è rosso, io per fortuna non vedo la mia faccia, Carletto è proprio contento. Questo basta per ricaricarci.

 Ripartiamo. La salita è ora meno ripida. Alberto fa la corte ad una donnona bergamascaca che si convince e lo sostituisce a spingere una delle carrozzelle. Il suo cuore nordico certamente è felice per la buona azione che sta compiendo. Mah …! Parte, ovviamente uno sberleffo gridato dal gruppo all’indirizzo di Alberto. Sbuchiamo finalmente nella meravigliosa piazza della Basilica di Assisi, ci sdraiamo esausti ma felicissimi. Siamo arrivati giusto in tempo per godere dell’arrivo della gigantesca bandiera arcobaleno della pace portata da tantissimi ragazzi, seguita dall’altrettanto enorme bandiere azzurra con le stelle dell’Unione Europea.  Riceviamo anche la benedizione del ns. beneamato, vecchio ed eroico Papa. Le Sue parole riempiono di gioia i ns. animi. C’è anche Lui insieme a noi. Certamente anche San Francesco sarà contento di tutto questo.

È la festa per la Pace. È la festa di noi gente umile, semplice e comune, che crede nella Pace senza limiti, senza condizioni e senza essere condizionati da alcuna appartenenza ad alcuno. Un gruppo di boy-scout porta un grande striscione: “siano benedetti i Portatori di Pace, perché di essi è il regno dei cieli”. È il ns. grido di speranza indirizzato ai Potenti della Terra. Ora ai ns. “meschinelli” politici non rimane che tacere: li abbiamo imbavagliati con il nostro entusiasmo. Non riusciranno mai a convincerci della necessità della guerra, né a togliere dalle nostre mani la bandiera della pace ormai definitivamente colorata dei colori di speranza dell’arcobaleno: quell’arcobaleno che riporta il sole dopo il mal tempo.

Ultima foto di rito. La giornata volge al termine. Qualche altra salita prima di raggiungere il piazzale di Santa Chiara, laddove, dopo aver recuperato i ns. mezzi con qualche artifizio, riprendiamo la strada verso le ns. lontanissime (è il caso di dirlo) case.

Il viaggio di ritorno è lungo: nella mia auto dormono i miei bravissimi nipotini e Bimba, cantano la mia splendida amica Sara (che felicità averla potuto conoscere meglio) e la mia Rosella. Molto più lungo è il viaggio dei pulmini. Ma anche loro, dopo i cento caffè e, purtroppo, le mille sigarette di Enzo e Pino, rivedono Bari quasi all’alba. Tutti ci sentiamo più buoni e più coinvolti: l’amicizia rinnovata e la pace gridata esplodono dentro i nostri cuori (non sorridete miei 19 lettori: questa non è assolutamente retorica, venite insieme a noi e proverete ciò che Vi racconto). Con il Poverello di Assisi sentiamo di meritare di poter gridare insieme: “LA PACE SIA CON TUTTI NOI!” Vi voglio BBBene!!!

Massimo Candeo

 


 

IN MARCIA PER LA PACE

 


Salve a tutti voi amici di Vita Insieme.

Cercherò nel mio piccolo di raccontarvi com’è andata la Marcia della Pace; essendo la mia seconda partecipazione devo dire è un viaggio faccio sempre volentieri.

Ricordo la prima volta ad Assisi, due anni fa, quando ci fu il crollo delle torri Gemelle a New York… eravamo tantis-simi e c’era gente di ogni etnia. Quest’anno invece eravamo molto meno e non capisco il perché…, forse la gente ha dimenticato tutto… o forse quando non si è colpiti in prima persona non ci si rende conto di quello che ancora oggi accade in tutto il mondo.

La marcia di quest’anno ha una conti-nuità con quella di due anni fa, basta ricordare che non è da molto finita (?) la guerra in Iraq e che in Afghanistan tuttora si combatte. In tutto il mondo sono decine e decine le guerre dove c’è gente che muore ogni giorno tra cui bambini che vorrebbero e dovrebbero pensare solo al gioco e invece sono costretti a sopportare tanta violenza.

La F.A.O. ha recentemente pubblicato uno studio secondo cui ogni sette secondi un bambino muore di fame!!! Amici questi sono i giorni da ricordare, questi sono motivi per cui vale la pena impegnarsi. L’unione che si prova in questi momenti di partecipazione ti fa’ pensare a molte cose, e ci permette di continuare a sperare in un mondo più giusto… ma questa speranza non dipen-de solo da noi ma anche, soprattutto, dalla responsabilità di chi ci governa.

L’aria che si respira ad Assisi è un’aria di serenità e pace, specialmente se la si visita per un motivo importante. Essere lì con quella gente che ha subito cose bruttissime e sentire che sei dalla loro parte ti fa sentire bene e spero nel mio piccolo di aver contribuito a creare quel clima di fratellanza che ci ha unito. Se sarà possibile continuere-mo a dare il nostro contributo affinché quello che di brutto e ingiusto accade intorno a noi finisca…

Comunque spero che questa manifesta-zione serva a far capire che l’unione fa la forza e che  se si vuole le cose possono cambiare. Questa consapevo-lezza è la cosa più importante che mi porto dentro da questa esperienza.

Ma veniamo ad un aspetto più “leggero” e piacevole di questo mio week-end: il gruppo era ottimo e poi vi parlo dei miei “eccellenti” compagni di viaggio, persone che non conoscevo molto e con cui mi sono trovata benissimo. Persone squisite, gentili e disponibili ed io difficilmente parlo dei miei pensieri e problemi con qualcuno… Voi li conosce-te: sono Massimo e Rossella Candeo con i loro nipoti, Alessandro e Cristina, e la loro fedele amica “Bimba”: semplicemente bellissima!

Abbiamo passato tutto il viaggio a parlare un po’ di tutto, sogni desideri, pensieri di ogni genere, insomma un viaggio ottimo in tutti i sensi…

Con questo chiudo il mio racconto e mando un Salutone a Tutti Voi.

                                                                                 Sara Spinelli


 

I DISABILI NELLA STORIA

A cura di Donato Lucarelli

 


Molti dei grandi uomini che hanno fatto parlare di sé nella storia erano disabili. Continuiamo la nostra rubrica parlando di alcuni di loro.

Aristotele (384/83 a.C. – 322/321 a.C. c.a.), pensatore e grande filosofo greco, era balbuziente. La sua forma-zione spirituale si compì dunque intera-mente sotto l'influenza dell'insegna-mento e della perso-nalità di Platone. Fu precettore di Alessandro Magno IV. Di lui citiamo le opere aristoteliche e le opere esoteriche o acroamatiche.

Claudio, imperatore romano dal 41 al 54 d.C., era descritto come malaticcio e incerto sulle gambe, balbuziente. Ritenuto mentalmente ritardato fin da piccolo, tanto che la madre si riferisce spesso a lui come a "una caricatura d'uomo che la natura ha dimenticato di portare a termine" e ne fa la pietra di paragone della stupidità, mentre lo zio Augusto si limita a definirlo misellus (poverino).

Esagerato e morigerato al tempo stes-so, modesto e iracondo, imprevedibile e ovvio ai limiti della stupidità, Claudio è forse la personificazione della contraddizione. Di solito mite, si lascia trascinare da eccessi d'ira e da palesi crudeltà e prova un perverso piacere di fronte ai patimenti di coloro che vengono sottoposti a tortura, attardan-dosi ad osservare le smorfie di dolore sul volto dei condannati.

Claudio è comunque un uomo di profonda cultura, viene annoverato tra i cento scrittori più colti del suo tempo. Compone numerose opere letterarie tra le quali una storia etrusca in venti libri, una storia di Cartagine in otto libri e altrettanti libri autobiografici, andati purtroppo tutti perduti. Scrive anche un saggio sull'alfabeto romano, al quale aggiunge tre nuove lettere che vengono però eliminate subito dopo. Il nome Claudio significa “claudicante” che deriva dal latino “claudus” "zoppo".

Henri de Toulouse-Lautrec, pittore impressionista francese dell’800, soffriva di picnodisostosi, una malattia ossea di natura ereditaria, dovuta alla consanguineità dei genitori che erano, infatti, cugini di primo grado. Nel 1882 divenne amico di Vincent Van Gogh, il cui ritratto è una delle sue migliori prime opere. Divenne ospite fisso del Moulin Rouge, al cui ingresso faceva mostra di sé la sua opera "Cavallerizza acrobata al circo Fernando", del 1888, e per il quale realizzò il "Ballo al Moulin Rouge", del 1892. Molti dei personaggi del famoso cabaret furono resi immortali grazie ai quadri e ai manifesti di Lautrec.

Franklin Delano Roosvelt, presidente degli Stati Uniti dal 1933 al 1945, fu colpito, all'età di 39 anni, dalla poliomielite. Dimostrando grande coraggio, lotta per recuperare l'uso delle gambe. Fu un grande economista, famoso per il suo programma, il cosiddetto New Deal, creato per rimettere in sesto l'agricoltura, sostenere i disoccupati e coloro che rischiano di perdere case e fattorie.